Carissimo Direttore,
in questo periodo è facile, come professionisti e come cittadini, sentirsi presi in giro dalla politica (si veda il perdurare del blocco del trattamento economico per i pubblici dipendenti).
L’ultimo caso che annovero tra questa categoria è quello della Giunta del Veneto che ha emanato una delibera per la “definizione dei valori minimi di riferimento per il personale di assistenza del comparto dedicato alle aree di degenza ospedaliera”.
Ho letto il comunicato stampa della Giunta Regionale del Veneto del 2 gennaio 2014 e quanto la stampa ha riportato il giorno successivo a commento della delibera. La mia impressione è che pochi hanno capito la vera portata del documento e che in più parti si rasenti il paradosso nelle affermazioni.
Sembra paradossale, infatti, trovare nella delibera frasi del tipo: “… in considerazione delle limitazioni poste dalla sostenibilità economica”, “Ove dall’applicazione di nuovi modelli organizzativi implementati dalle Aziende a seguito dei valori minimi di riferimento dovessero liberarsi delle risorse di personale…”, “di precisare che il posizionamento rispetto ai valori minimi indicati costituirà orientamento per le scelte autorizzatorie regionali…” e leggere le dichiarazioni del Governatore Zaia “… questa delibera, dimostra come si fa a non buttare via denaro dei cittadini gestendo male il numero del personale infermieristico”. Ciò significa forse che finora i direttori generali, amministrativi e dei servizi hanno gestito male il personale? Ma questi direttori non sono stati nominati dallo stesso Zaia e non sono annualmente valutati? E il Veneto non è ritenuto dallo stesso Zaia virtuoso?
Ancora si afferma: “domani nessuno venga a parlare di allarme licenziamenti. Anzi se, alla fine emergerà che sarà necessario assumere altro personale lo faremo senza se e senza ma, perché i parametri che abbiamo definito sono quelli minimi, al di sotto dei quali proprio non si va, e l’unico scopo è quello di assistere a cinque stelle il paziente ricoverato.” Ecco i paradossi.
Ebbene, non mi ritengo così sprovveduto da non pensare che gli esiti di tale determinazione non siano già ampiamente noti alla Giunta veneta. E’ dal 2010 (più di 3 anni!) che si rilevano e si incrociano dati sui tempi assistenziali infermieristici. Perché dunque la presenza di queste affermazioni paradossali? Perché, se la delibera aumenterebbe la presenza di infermieri per turno, la rappresentanza professionale tutta non è d’accordo? Perché escluderla dall’osservatorio regionale di cui al punto 6 della delibera?
Inoltre, ritengo alquanto strano che in questo Paese dov’è ampiamente riconosciuto che il rapporto infermieri/abitanti è tra i più bassi dei paesi OCSE mentre quello medici/abitanti è tra i più alti, si decida di partire rivendendo i tempi assistenziali per le dotazioni infermieristiche. Anche questa è una scelta politica su cui i cittadini e i colleghi infermieri dovranno riflettere.
Tengo, infine, a precisare che Nursind non è mai stato chiamato agli incontri e pertanto tale delibera non è stata “oggetto di confronto” con il sindacato rappresentativo della professione infermieristica.
Al Sottosegretario on. Fadda abbiamo chiesto che un tale documento non sia inserito nel Patto per la Salute senza un preventivo confronto a livello nazionale ed aver chiaro l’impatto di tali tempi anche nelle altre regioni italiane.
Andrea Bottega
Segretario Nazionale Nursind