MIULLI, GLI INFERMIERI: FRA COLOMBE SENZA TESSERA E FALCHI NURSIND SUL PIEDE DI GUERRA

http://www.acquavivanet.it/

Scritto da Saverio F. Iacobellis Mercoledì 29 Gennaio 2014 11:30

 

La crisi del Miulli influenza anche la vita dei suoi infermieri: l’ultima assemblea ha fatto emergere due punti di vista non troppo lontani. Il primo è quella di un’infermiera che ha parlato da “colomba” a nome della categoria e senza presentare il proprio nome e cognome. E senza tessera di sindacato. Il secondo è quello del sindacalista Nursind, Nicola Azzizzi; opinione da “falco”.

Falchi e colombe: ma stessi problemi e difficoltà. Stessa ricerca di dialogo. Stessa descrizione di una categoria che denuncia di restare anello debole e lontano dall’interesse dei media.

Un’opinione colomba resta meritevole di tutela, anche se sarebbe stato meglio esibirne il nome: “A parte che l’unione sindacale è fondamentale in questo momento, perché sono gli unici a poterci salvare e quindi anche noi lavoratori dovremmo dare a loro più credito. E lo dice una persona che non è mai stata iscritta ad un sindacato. Questo è il momento, forse, di dare credito ai sindacati solo se questi prometteranno di rimanere uniti come all’inizio di tutte queste discussioni. Perché l’interesse è comune. Non stiamo parlando di iscritti sindacali, qui stiamo parlando di persone che rischiano di perdere il posto di lavoro. Quindi il numero degli iscritti non deve fare la differenza per quello che poi è il dovere dei sindacati. Poi, il fatto che il datore di lavoro è venuto meno ad un contratto firmato non espone ciò, per forza, ad un esempio attività anti-sindacale. E non basta citare il datore di lavoro oggi per risolvere i nostri problemi. La palla deve tornare ai sindacati, ai dipendenti. E si discute in maniera più democratica. Si rivà a queste persone, che, come si dice, per la cassa hanno avrebbero perso il lume e a tutti si spiega che si può sbagliare e venirsi amichevolmente incontro… perché tutti devono volersi bene. Che poi tutto il resto viene da sé, perché sapremo dimostrare ai commissari se si mantengono o meno i patti. Ci vuole una soluzione democratica: perché tutti possono sbagliare. Come i sindacati. Anche i datori: che non sanno il peso della posizione economica dei loro dipendenti. Che non sanno e quindi poi l’impeto di una situazione del fatto che i creditori hanno incentivato questo 35,9% ed il resto ha spinto a fare scelte di un certo genere. Forse dobbiamo pensare in maniera propositiva, positiva, se ci vogliamo salvare. Anche in maniera di farci prendere in giro, ma non importa: l’importante è essere capaci di scendere a patti per il bene di tutti. Nessuno vuole uccidere nessuno, ma l’importante è salvarci. L’interesse comune è quello di salvare il lavoro e l’Ospedale Miulli che è nostro.”

Toni più diretti da Nicola Azzizzi, nome e cognome, infermiere “falco” e sindacalista Nursind: “Io sono un responsabile che parla a nome di chi è vessato tutti i giorni e non ce la fa più. E la parola sciopero viene dalle loro menti. Come loro rappresentante, è giusto: visto che io lavoro in un posto dove noi-categoria non avremmo tante possibilità di prendere posizioni. Anzi, mi devo scontrare contro i dipendenti di questo ospedale che non mi vogliono far venire all’assemblea. Ecco, questo è lo stato d’animo di chi è all’esaurimento. E quindi la parola sciopero se viene bocciata a me può stare bene, però il dott. Quatraro… Dottore, mi spiace per la rabbiatura che ha avuto, però voglio chiedergli: dopo la firma dell’accordo, un segretario regionale Cgil aveva detto che era spendibile. Non era vero? Ha usato questo termine. L’ha detto uno che mi sembrava abbastanza capace. - L’accordo è spendibile a patto che ci fosse la situazione dei pre-pensionamenti poi tutelata da una circolare, ecc. ecc. - Ci sono i testimoni. Quindi la differenza fra i sindacati la dobbiamo mettere da parte e per quanto mi riguarda potrebbe essere solo un problema locale.”