Per la magistratura contabile si tratta di «denaro pubblico»
Di Claudio Laugeri
Qualche cifra--: la sola Città della Salute» (Molinette, Sant’Anna, Regina Margherita, Cto) ha ancora aperti 440 contenziosi, solo 90 legati in realtà a responsabilità professionali. La metà di questi è destinata a essere liquidata. Numeri a parte, lo stesso meccanismo vale per le altre 18 aziende sanitarie piemontesi. Un esborso di milioni di euro, attinto proprio dal Fondo assicurativo regionale. Soldi pubblici. Per questo la Corte dei Conti vuole recuperare. Una trentina di «inviti a dedurre» sono stati quindi recapitati a medici e infermieri, ma il numero è destinato ad aumentare. Qualche vicenda è già stata archiviata, altre chiuse con la condanna a pagare. Come quella a un medico e un’infermiera delle Molinette, ritenuti responsabili della caduta dalla barella di un malato nel marzo 2006.
La questione giuridica
Fino a qualche tempo fa c’era una maggiore facilità a «liquidare» i danni richiesti a seguito di incidenti. Le aziende ospedaliere avviavano sempre un’istruttoria, con tanto di perizia. E quando c’era l’ombra di una «colpa professionale», pagavano. Sovente, senza nemmeno avviare procedimenti disciplinari nei confronti di medici e infermieri coinvolti. Addirittura, in molti casi, le aziende hanno pagato all’insaputa dei dipendenti coinvolti. Anche perché, «la responsabilità sanitaria è contrattuale. Alcuni danni subiti dai malati possono essere considerati un’inadempienza della struttura sanitaria in qualità di contraente» spiega l’avvocato Dario Vladimiro Gamba, legale della federazione nazionale del Collegio degli infermieri e di varie Asl piemontesi.
Per questo, la scelta di pagare subito può evitare esborsi maggiori al termine di un’eventuale causa civile. Ma fino al 2005, a coprire quelle cifre era un fondo assicurativo privato. Le continue (e pesanti) richieste di danni, però, hanno allontanato le assicurazioni, sostituite dal Fondo regionale.
I controlli
Già dal 2009, la Corte dei Conti ha chiesto alla Regione di sollecitare le aziende ospedaliere all’invio di elenchi dettagliati di «tutte le liquidazioni effettuate» dal 2005 in poi. Migliaia di pratiche, che potrebbero portare a centinaia di contestazioni. Per recuperare milioni di euro. «In una causa civile per inadempienza contrattuale è la struttura sanitaria a dover dimostrare di aver fatto tutto il possibile e non il contrario – spiega l’avvocato Gamba -. Da questo deriva la scelta di pagare, adottata in molte circostanze».
Davanti alla Corte dei Conti, la situazione è diversa. I giudici devono dimostrare la «colpa grave» di medici e infermieri, a loro tocca il compito di giustificare il proprio operato. «Ma a distanza di anni, non hanno più la possibilità di provare la propria estraneità. Anche perché, negli eventuali processi civili non sono stati nemmeno convocati, né hanno ricevuto contestazioni disciplinari» aggiunge l’avvocato Gamba.
Un esempio. Nel novembre 2008, un uomo è caduto da un letto, in reparto. Infermieri e operatori socio sanitari gli avevano messo il pranzo sul tavolino davanti al letto, pur sapendo del «cedimento degli arti inferiori» e della «difficoltà a mantenere la stazione eretta». Risultato: femore rotto, trombosi, necrosi e amputazione di un dito del piede. L’ospedale ha pagato 40 mila euro. Cinque infermieri hanno ricevuto un «invito a dedurre» per restituire quei soldi al Fondo assicurativo.