UDINE, LA QUIETE, LA DENUNCIA DEL NURSIND: PRECARIETÀ LAVORATIVA A FRONTE DI UTILI DI ESERCIZIO

di Alessandra Ceschia

UDINE. Sindacati sul piede di guerra in relazione alla situazione del personale infermieristico e assistenziale dell’Azienda per i servizi alla persona “La Quiete”.

Maggiori carichi di lavoro a fronte di un numero di dipendenti in progressivo calo e ricambio spinto del personale sono le rivendicazioni principali dei sindacati che chiedono un incontro urgente con il direttore Salvatore Guarneri e con il sindaco Furio Honsell, nel contempo minacciano denunce all’ispettorato del lavoro se non vi sarà un’inversione di rotta. Su tutti, a mobilitarsi è il Nursind che denuncia una “situazione allarmante”.

«Abbiamo più volte segnalato con crescente preoccupazione il quadro dell’assistenza all’interno della struttura – assicura il segretario amministrativo Nursind Afrim Caslli - facendo presente che dal 2009 a oggi il numero degli infermieri in servizio è sceso di 5 unità. Non solo - aggiunge – malattie e maternità non vengono tempestivamente sostituite e questo comporta un ulteriore aggravio. E ciò a fronte di un numero invariato di ospiti: ben 450, di cui 60 in Rsa. Eppure, nonostante le nostre richieste – commenta Caslli - nulla è stato fatto».

Anzi, le rappresentanze sindacali segnalano come da quando tre anni fa l’azienda ha deciso di non prevedere la presenza del medico nella fascia oraria notturna, sono stati gli infermieri a sobbarcarsi il maggiore carico di lavoro che ne è derivato, ricorrendo, nei casi più seri al servizio di continuità o al 118.

«Questa manovra di contenimento dei costi - segnala Caslli - ha consentito all’azienda di accumulare economie per almeno 100 mila euro annui, allora ci chiediamo perché non una parte di quei risparmi sia andata a compensare il superlavoro degli infermieri con incentivi».

I sindacati manifestano inoltre una crescente preoccupazione per l’interesse con il quale l’azienda guarda agli infermieri che operano come liberi professionisti con partita Iva.

Nella struttura lavorano una quarantina di infermieri e un centinaio di operatori, per la gran parte in capo alla fondazione. «La loro situazione è drammatica - sottolinea Caslli - assistiamo a un’allucinante alternanza di persone reclutate per 3-4 mesi attraverso contratti che poi non vengono rinnovati. Forse, così, si ottengono maggiori sgravi fiscali con scelte che producono un risparmio sui costi - osserva – ma questo penalizza anche la qualità del servizio, non deve essere piacevole per gli ospiti vedere continuamente facce nuove, nè è semplice la posizione di chi si trova a operare senza sapere fino a quando potrà continuare e lavorare».

Da qui le istanze del sindacato che chiederà di incentivare il lavoro attraverso l’assunzione di infermieri e operatori e migliori condizioni di lavoro affinchè il personale possa lavorare a ritmi diversi. «Se le cose non cambieranno - avverte Caslli – ci rivolgeremo all’ispettorato del lavoro».

 

Newsletter

REGISTRATI PER RIMANERE INFORMATO
Privacy e Termini di Utilizzo

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo