IGLESIAS: ADDIO, CARO GIUSEPPE

SPELEOLOGO COLPITO E UCCISO DA UN MASSO IN UNA GROTTA, INUTILI I SOCCORSI

L’uomo, 56 anni, ha riportato un forte trauma alla testa ed è morto nonostante l'intervento del medici. La salma deve essere portata in superficie. Il fatto è avvenuto nel Sulcis

di Tamara Peddis  

IGLESIAS. E’ stato colpito da un masso mentre risaliva dalla grotta dove si era calato ieri pomeriggio nelle campagne tra Gonnesa e Barega. Per lo speleologo Giuseppe Cuccu, 56 anni, infermiere professionale di Gonnesa, non c’è stato purtroppo nulla da fare. E’ morto per un trauma cranico causato da un grande masso che si è staccato dal cunicolo tortuoso dove si era calato ieri mattina per un'escursione in grotta, in località Monte Onixeddu, insieme ai suoi compagni dell’associazione speleologica Meta Cave di cui Giuseppe Cuccu era presidente. Il gruppo è risalito, ma lo speleologo è rimasto per ultimo e durante la risalita in superficie, il masso si è staccato dalla parete della grotta e gli è andato addosso, non lasciandogli scampo.

Il fatto è accaduto intorno alle 15. Per trarre in salvo lo speleologo sono intervenuti gli uomini del Soccorso Alpino con i gruppi di emergenza, coordinati da Alessandro Molino. I soccorritori si sono calati nella cavità per verificare direttamente le condizioni dell’uomo, colpito violentemente sul volto dal masso. Purtroppo non c’è stato più nulla da fare. I sanitari hanno constatato il decesso già all’interno della grotta. Le operazioni per riportare il corpo in superficie hanno richiesto diverse ore.

Giuseppe Cuccu, molto conosciuto nel suo paese e nell’Iglesiente, lascia due figli e la compagna. L’uomo era un grande appassionato di speleologia e dopo tanti anni di escursioni e studi, aveva fondato l’associazione Meta Cave a Gonnesa, circa un anno fa.

Ti prende un crampo allo stomaco, e ti senti tra l'incredulo ed il rincoglionito. Caro amico mio non potrò mai dimenticare gli anni di lavoro fianco a fianco tra incazzature e spazi per gli infermieri da conquistare a spallate (e c'era ancora il mansionario...), ma nemmeno le sciate e le partite a calcio con i medici che perdevano sempre e pagavano sempre loro. Quanti ricordi che si affollano ora. Il più vivo è quello del giorno che sei tornato nella tua amata Sardegna, ci siamo abbracciati e piangevamo come due bambini. Amicizia vera.
Ora stammi bene lassù, prepara la squadra che quando sarà il mio momento giocherò con te contro i cherubini tanto...pagheranno sicuramente loro.
 
Nicola Fortunato

Nursind Milano

 

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