

Infermieri motivati ma delusi dagli scarsi riconoscimenti e dal silenzio della politica. NURSIND presenta in anteprima un’importante indagine sulla professione infermieristica svolta a seguito di una identica iniziativa presentata dalla CESI (Confederazione Europea dei Sindacati Indipendenti) lo scorso ottobre in Lussemburgo. La ricerca è stata svolta in collaborazione con il CERGAS Bocconi con i Prof Carlo De Pietro, Alessia Anzivino e Marco Sartirana. L’analisi ha quindi beneficiato della comparazione con Germania e Paesi Bassi, grazie ai dati presentati proprio ad ottobre dello scorso anno in occasione dell’incontro annuale del settore sanità della CESI (Confederazione Europea dei Sindacati Indipendenti).
“Se pur ci conforta il dato dell’orgoglio di appartenere ad una professione così fondamentale e difficile – afferma Donato Carrara del Centro Studi Nursind – siamo preoccupati per la conferma dell’aumento del carico di lavoro fisico e delle responsabilità collegato alla complessità dei nostri assistiti. Ciò stride con gli orientamenti normativi dell’ultimo periodo per cui con la spending review si diminuiscono le risorse umane e materiali e con la riforma delle pensioni si trattiene il personale più a lungo in servizio con il reale rischio di trovarsi nel sistema dei professionisti sempre più usurati e sempre meno valorizzati”.
“Per tale motivo come sindacato infermieristico – conclude Carrara – abbiamo avanzato in sede istituzionale la proposta di una “staffetta generazionale” che consenta di avere le stesse condizioni di pensionamento delle forze di polizia e dia la possibilità ai giovani infermieri presenti in gran numero nel mercato di lavoro di entrare nel sistema e favorire la graduale fuoriuscita degli infermieri più anziani”.
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