NURSIND CONTRO LA RIFORMA DEL SSR TOSCANO

E’ questa la Sanità che vogliamo?

 

 

Tagli del personale

 

La riorganizzazione del Servizio Sanitario regionale toscano procede a passi da gigante tra proclami e rassicurazioni fatte dal presidente Enrico Rossi e dall’Assessore Luigi Marroni nei comizi regionali e sui mass media.

La parte drammatica di questa riorganizzazione, che ci sconvolge come operatori e al tempo stesso come cittadini, riguarda i tagli annunciati sul personale e sui servizi. Nessuna riorganizzazione si è mai sognata di attuare, o quanto meno di “anticipare” lo sfacelo di quanto proposto.

 

Si annuncia un risparmio di cento milioni di euro dall’espulsione di circa 1500/2000 operatori fra medici, infermieri e personale amministrativo.

Si impone alle aziende di mettere in atto un’analisi organizzativa finalizzata alla riorganizzazione aziendale locale che tradotto in pratica, significa che il personale indicato come eccedente può essere mandato in pensione se aveva i requisiti prima della riforma Fornero, altrimenti viene messo in mobilità (sorta di cassa integrazione della durata di 24 mesi). E dopo?

 

I tagli al personale fanno capire che il Presidente della Regione Toscana fa finta di non conoscere l’attuale situazione di carenza di personale dovuta proprio ai tagli già effettuati e al blocco del turn over. In questo scenario ci chiediamo come faccia la Regione Toscana anche solo ad ipotizzare ulteriori riduzioni di operatori invece della necessaria inversione di tendenza, con l’avvicinamento alla media Europea nel rapporto cittadini/infermieri per un miglioramento della qualità dell’assistenza.

 

Il presidente Rossi non può non sapere che una sanità con pochi infermieri e infermieri stanchi porta a carenze assistenziali, ritardi e disagi nell’erogazione dei servizi offerti, a complicanze ed errori, talvolta anche letali.

 

Non possiamo credere che il Presidente Rossi non sappia quali già oggi siano le condizioni durissime in cui operano gli infermieri:

- gli infermieri vivono quotidianamente situazioni lavorative demansionanti e dequalificanti;

- gli infermieri sono i primi che risentono a livello psichico e fisico dei sovraccarichi di lavoro e per questo sempre più spesso si ammalano e si infortunano;

- gli infermieri vengono sempre più spesso richiamati in servizio oltre il proprio turno, per “coprire” i colleghi malati o le colleghe in maternità che non vengono sostitute;

 

Riorganizzazione o depotenziamento del SSR

 

Il primo appuntamento della riforma di riorganizzazione del Servizio Sanitario Toscano, sarà quello del prossimo primo Luglio con il commissariamento delle ASL. Atto che vedrà, di fatto, una gestione “ordinaria” delle attuali aziende sanitarie. Questo significa che ogni tipo di relazione e confronto sulle problematiche legate al lavoro e ai servizi erogati, sarà più difficile, se non impossibile.

 

D’altro canto è solo il primo passo verso un accentramento dei poteri di gestione e decisionali, che renderà inutile persino l’assessore alla sanità.

 

Nella riforma, infatti, la gestione si identifica in figure di diretta emanazione presidenziale: tre direttori di area vasta, tre di aziende ospedaliere e tre di aziende ASL, consegnando decisioni fondamentali sulla salute dei cittadini in mano a pochissime persone.

 

Riassumiamo i punti cruciali della legge 28/2015, “Disposizioni urgenti per il riordino dell’assetto istituzionale e organizzativo del servizio sanitario regionale:

1) Riduzione delle aziende sanitarie da 12 a 3 (Toscana centro, Toscana nord-ovest, Toscana sud-est) con bacini di utenza di oltre un milione di persone e interprovinciali;

2) commissariamento delle attuali ASL dal primo luglio;

3) istituzione dei dipartimenti interaziendali ASL/aziende ospedaliere;

4) istituzione del direttore di area vasta, figura inesistente, fino ad oggi, sul piano nazionale.

 

La centralizzazione dei poteri di gestione del servizio sanitario regionale si scontra paurosamente con l’evoluzione dei principi espressi dalla legislazione degli anni novanta ovvero la deospedalizzazione, il potenziamento dei distretti, dell’assistenza domiciliare integrata e delle strutture come RSA ed Hospice.

E’ deduttivo che l’accentramento dei poteri di gestione del Servizio Sanitario Regionale, potrà solo aggravare le difficoltà, già presenti oggi, di “intercettare” i bisogni dei cittadini. Problematica, questa, che si amplificherà conseguentemente all’accorpamento dei territori che, come anticipato, di fatto farà crescere in modo esponenziale il bacino d’utenza. Il rischio è quello di “dimenticare” o “non vedere” i reali bisogni della cittadinanza.

 

In questa cornice non è difficile immaginare l’avvio di un processo di privatizzazione dei servizi e delle prestazioni che invece dovrebbero essere garantite dal servizio sanitario regionale.

E’ innegabile che tale processo, d’altronde, sia già iniziato con la costruzione dei quattro ospedali (Prato, Pistoia, Lucca e Massa) con la tecnica del “project financing” che di fatto consente al privato di gestire i servizi non sanitari per almeno venti anni. Tecnica vantaggiosa solo per il privato, come denunciato dalla stessa Corte dei Conti.

 

Nessun progetto di investire nell’assistenza

 

La continuità delle cure, i processi di presa in carico, i percorsi, l’appropriatezza degli stessi e la prevenzione, necessitano inequivocabilmente di un’assistenza qualificata e integrata Ospedale-Territorio. Senza infermieri si muore (Lancet) e la qualità legata all’assistenza si perde, come si perde la qualità della vita.

Avremmo voluto assistere ed essere parte integrante di una riorganizzazione che metta davvero al centro il cittadino, nell’ottica di una visione universalistica della sanità: una visione nella quale i veri sprechi si combattono altrove e non con tagli di risorse fondamentali che oggi sono il cuore del servizio sanitario.

 

Non si parla di Infermiere di famiglia, previsto dalle raccomandazioni dell’OMS dal 2003; non si parla di percorsi a “gestione Infermieristica” ospedaliera e territoriale come esistono in altre realtà anche vicine e che hanno portato a importanti riduzioni dei costi e miglioramento della qualità assistenziale quali l’ambulanza Infermieristica (attualmente carente in molte zone); il See and Treat; il riconoscimento dell’infermiere “specialista” e numerosi altri progetti di valorizzazione.

 

Per noi la riforma sanitaria regionale del governatore Rossi è inaccettabile, come inaccettabili sono tutte quelle condizioni che mettono a rischio la salute dei cittadini o solo la difficoltà all’accesso ai servizi e il diritto a cure e assistenza qualificata e non “surrogata” o improvvisata.

 

Una riorganizzazione fatta in fretta, che ha escluso la partecipazione e la condivisione con i professionisti interessati al processo di cura e assistenza e alla collettività stessa, non può avere il nostro consenso.

A nome degli infermieri delle strutture sanitarie toscane chiediamo ai cittadini di comprendere il nostro disagio nel non poter garantire l’assistenza come vorremmo e di aiutarci nella difesa di un’assistenza infermieristica adeguata, sicura e professionale.

 

COORDINAMENTO NURSIND TOSCANA

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