Riassunto: Del Villano del sindacato Nursind: «È indecente trattare così i nostri pazienti, la Asl intervenga»
VASTO. Pazienti che, per mancanza di posti letto, sono costretti a rimanere parcheggiati nell’area del Pronto soccorso del San Pio denominata Osservazione breve intensiva (Obi) piuttosto che essere trasferiti in reparto. Malati trattati come pacchii
A denunciarlo è Enrico Del Villano, segretario provinciale del Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche. «È indecente oltre che non sicuro. Il problema di fondo è che ci sono pochi posti al San Pio in rapporto alla popolazione della città e del comprensorio. L’ospedale scoppia e diventa difficile per il personale infermieristico oltre che medico sopportare carichi di lavoro sempre maggiori garantendo comunque un servizio efficiente ed efficace» sostiene Del Villano.
«Con la chiusura-riconversione dell’ospedale di Gissi, la situazione a Vasto è peggiorata ed era inevitabile che succedesse. Tutta l’utenza o gran parte di essa si riversa sull’unico nosocomio rimasto in piedi che sta letteralmente scoppiando. Il nuovo ospedale chissà quando e se verrà costruito ed i disagi ci sono sia per gli utenti che per i dipendenti», aggiunge il sindacalista degli infermieri.
«All’ospedale cClinicizzato di Chieti hanno risolto il problema della mancanza di posti letto ormai da tempo. Come? Semplice: fanno firmare un modulo ai pazienti nel quale dichiarano di essere stati informati che, per le proprie condizioni cliniche, hanno necessità di ricoverarsi ma poiché al momento non ci sono letti disponibili e non si può essere trasferiti in altre strutture, si accetta di essere sistemati temporaneamente in barella. Sembra paradossale, ma succede anche questo», racconta il segretario.
Il responsabile del Nursind solleva anche un’altra questione, da tempo oggetto di un braccio di ferro con la direzione aziendale.
«Nell’ex ospedale di Gissi sono rimaste 17 unità di personale ausiliario ovvero ben cinque in più di quelle previste dal piano di riordino e contenimento delle spese sanitarie. Inoltre altro personale ausiliario arriva dall’ospedale di Vasto per fare turni in straordinario. Come se non bastasse, le pulizie della portineria dell’ex struttura ospedaliera vengono effettuate da addetti inviati dal comune di Gissi. È il momento che la Asl e il suo manager, Francesco Zavattaro, prenda provvedimenti, ci sono problematiche che da troppo aspettano una risoluzione», conclude Del Villano.
Anche nel caso di lacunosità delle registrazioni apposte sulla cartella clinica operatoria, al medico è concesso portare a sua difesa dei convincenti elementi, come la testimonianza dei colleghi che hanno assistito all'intervento, per dimostrare di avere fatto ricorso ai mezzi più idonei che la tecnica gli offriva per far fronte a un evento che, per il suo improvviso insorgere e per la sua violenza, non fu possibile essere sedato in tempo per evitare le complicazioni neurologiche insorte per l'arresto circolatorio.
È questa la motivazione contenuta nella sentenza n. 7770/2014, depositata il 4 aprile scorso dalla terza sezione civile della Cassazione, che ha respinto le richieste di risarcimento danni avanzate dai genitori di una bambina che aveva subìto un grave danno neurologico (ritardo motorio e cecità corticale) nel corso di un intervento cardiochirurgico subìto presso un nosocomio milanese e finalizzato alla correzione della malformazione congenita "tetralogia di Fallot".
La fase di merito era stata favorevole al medico in quanto, in base alla valutazione medico-legale, il danno era stato ritenuto causalmente ricollegato a complicanze dell'originario quadro clinico, prevedibili ma non sempre evitabili neppure con il più avanzato stato dell'arte; escludendo in tal modo che il danno neurologico riportato (direttamente conseguente a un arresto ipossico verificatosi durante l'intervento) fosse da porre in collegamento eziologico con l'operato del medico anestesista.
I genitori avevano posto con forza l'accento sulla lacunosa compilazione della cartella clinica che non riportava in modo dettagliato gli interventi prestati. Dalla ricostruzione, a loro dire, risultava che alla paziente fossero stati somministrati farmaci inadeguati, perché a effetto anestesiologico e non cardiotonico, inidonei a superare il sopravvenuto stato di ipotensione e bradicardia. Per la coppia questo errore - di natura non revocatoria ma valutativa - era stato indotto da una incongrua ricostruzione della vicenda ed erroneamente la corte territoriale aveva basato il proprio convincimento di diligenza dell'operato dell'anestesista sulla deposizione testimoniale del chirurgo che aveva eseguito l'intervento.
La Cassazione ha ritenuto che le doglianze non fossero sufficienti a smontare le argomentazioni logiche delle sentenze di merito, in quanto l'eventuale vizio di motivazione può dirsi sussistente solo quando, nel ragionamento, sia rinvenibile traccia evidente del mancato (o insufficiente) esame dei punti decisivi della controversia, prospettato dalle parti o rilevabile d'ufficio, ovvero quando esista insanabile contrasto tra le argomentazioni complessivamente adottate, tale da non consentire l'identificazione del procedimento logico-giuridico posto a base della decisione (Cass. n. 8718 del 27/04/2005). La contestazione non può mirare unicamente a una diversa ricostruzione in fatto determinata da un errore "valutativo".
Dalle risultanze di fatto, ricostruite dal consulente, si evinceva l'assenza di nesso causale tra le condotte dei medici e l'evento dal momento che l'intervento era stato tempestivo e i farmaci appropriati. In questo caso il medico è riuscito a difendersi e a far emergere la sua estraneità all'evento, difesa molto più facile se la cartella clinica fosse stata correttamente e compiutamente compilata. Ma il fatto evidenzia che i sanitari non hanno sufficiente chiarezza del fatto che la corretta compilazione della documentazione sanitaria costituisce il principale mezzo di difesa per dimostrare l'appropriatezza, clinica ed economica, del loro agire clinico.
LA SEGRETERIA PROVINCIALE AUGURA A TUTTI I COLLEGHI E COLLEGHE UN BUON PRIMO MAGGIO.
RIVOLGIAMO UN PARTICOLARE AUGURIO AI COLLEGHI/E CHE SONO IN CERCA DI LAVORO PROMETTENDO LORO DI FARE IL POSSIBILE PER SPINGERE IL SSR AD AUMENTARE LE PIANTE ORGANICHE.
Poco personale e turni massacranti per gli infermieri. In più una situazione di grande incertezza legata all'apertura del nuovo ospedale di Lucca. A denunciarlo è il sindacato provinciale NurSind che chiede alla direzione generale dell'Asl di fare chiarezza e accogliere le richieste avanzate da tempo, ovvero di inserire nel piano delle assunzioni dell'azienda un adeguato numero di infermieri. “Gli Infermieri non possono più sopportare simili condizioni lavorative, tanto più in questo periodo storico, in cui, a breve, si vedrà realizzato il grande sogno della dirigenza aziendale: il trasferimento al nuovo Ospedale S. Luca in località S. Filippo”, sottolinea il sindacato. “Da quando si è insediato il nuovo direttore aziendale, Antonio D’Urso e il suo staff dirigenziale, da circa 2 anni, l’obiettivo primario è stato quello di riorganizzare tutti i reparti ospedalieri, accorpando le varie specialistiche internistiche (Pneumologia, Neurologia, Nefrologia, Oncologia ecc.), in un unico dipartimento medico polispecialistico e le varie specialistiche chirurgiche (Otorino, Ortopedia, Chirurgia Plastica, Urologia ecc.), in un unico dipartimento Chirurgico polispecialistico, con l’intento di preparare i vari dipartimenti ad essere alloggiati perfettamente nella nuova struttura dell’ospedale S. Luca. Tale processo riorganizzativo aziendale, determinando una cospicua riduzione di infermieri, ha sottoposto tutto il personale sanitario a grandi sacrifici dettati da cambiamenti sia gestionali operativi, utilizzando nuovi strumenti tecnici ed informatici, nuovi modelli assistenziali, che di ubicazione lavorativa (nuovi settings multi specialistici, nuove equipe multiprofessionali). Tutto il personale sanitario, in particolare quello infermieristico, da professionista esperto, lavorando da svariati anni in settori specialistici, è stato costretto a trasferirsi in nuovi settori ed a svolgere con sacrificio corsi formativi serrati, al fine di garantire, in qualsiasi circostanza lavorativa, spesso facendo rientri per ricoprire le lunghe assenza di colleghi in gravidanza, aspettativa e pensionamenti mai sostituiti, un aggiornamento professionale volto a fornire un adeguato servizio assistenziale alla collettività”. Una situazione che, secondo il sindacato, è resa ancora più difficile da alcune “incognite”. “Al momento sembrerebbe che tutto stia procedendo come pianificato - sottolinea Nursind -, ma in realtà l’estemporaneità regna sovrana. Nell’ospedale Campo di Marte si respira un’aria di incertezza e di disorientamento. Per la terza volta la dirigenza aziendale ha fissato una nuova data, probabilmente il 18 maggio, per il trasferimento al nuovo presidio S. Luca e tutto grava sulla disponibilità del personale sanitario, in particolar modo degli infermieri ed operatori socio sanitari, a cui si chiedono continuamente sacrifici di prolungamento giornaliero del loro orario di lavoro, di rinunciare alla fruizione di ferie e di riposi per colmare sia la preesistente carenza di personale assistenziale, che per la preparazione di tutte le attrezzature, arredi, per il nuovo ospedale S. Luca. In tutti i settori aziendali il personale assistenziale è insufficiente, risulta essere ai minimi storici; non sono coperti molti turni di operatori che lavorano nelle 24 ore, coloro che garantiscono la continuità assistenziale; infatti nelle medicine mancano nella dotazione organica 6 Infermieri turnisti nelle 24 ore, in Pronto Soccorso 6 infermieri e 3 Oss, in Medicina d’Urgenza mancano tutti gli infermieri a giornata sulle 12 ore che erano previsti al momento dell’attivazione di questo servizio, in Cardiologia 4 infermieri, nel dipartimento Materno Infantile 2 operatori, nel Blocco Operatorio 4 nfermieri e in Ortopedia altri tre. Non ci soffermiamo a descrivere in dettaglio la mancanza di personale infermieristico sul territorio, dove le condizioni sono così critiche che gli operatori oltre che svolgere contemporaneamente le proprie attività fra i vari servizi sono costretti a spostarsi fra un distretto Socio Sanitario e l’altro per garantire la continuità dei servizi territoriali alla collettività. Alla luce di quando descritto, siamo veramente preoccupati, per le condizioni lavorative dei colleghi infermieri ed Oss e per la loro difficoltà, ormai divenuta insostenibile ed ingestibile, ad espletare il loro mandato professionale finalizzato ad erogare un’assistenza qualificata, personalizzata ed appropriata a tutte le persone bisognose, che si affacciano alla nostra azienda socio sanitaria per risolvere i loro problemi di salute. Altra fonte di preoccupazione sono le innumerevoli informazioni, alcune volte contraddittorie, della Dirigenza Aziendale, che si sono susseguite nel tempo. Ad oggi risulta essere stata spostata, per diversi motivi, almeno 3 volte la data del trasferimento; da gennaio è stato richiesto al personale sanitario di non programmare le proprie ferie al fine di rendersi disponibili per il grande ed eccezionale evento storico, sia per la fase di preparazione, di trasferimento che attivazione- consolidamento di tutte le attività sanitarie del nuovo Ospedale S. Luca”. Poi c'è la questione del trasferimento del direttore generale: “Da una parte - incalza il sindacato -, viene chiesto a tutto il personale assistenziale di rinunciare ad ogni impegno personale per dare un prezioso contributo “materiale” al trasferimento al S. Luca, e dall’altra si apprende la notizia ufficiale che il 18 maggio il direttore generale si trasferisce ad altra Azienda Sanitaria di Roma. La nostra organizzazione sindacale, ha segnalato più volte alla Dirigenza Aziendale queste condizioni lavorative esasperate dei dipendenti, che avrebbero potuto avere anche delle ripercussioni negative sulla qualità assistenziale erogata alla collettività. L’Azienda non ha ancora stabilito come risolvere alcune problematiche, come quella del posto auto dei dipendenti, che con gli attuali circa 400 posti disponibili, non risultano essere sufficienti a coprire il reale fabbisogno di tutto il personale. Inoltre rimane ancora in sospeso la questione sia della sicurezza dei locali adibiti a spogliatoio per i dipendenti, che trovandosi nel semi-interrato, distanti dal complesso ospedaliero, risultano essere isolati e poco sicuri per il lavoratore, che della localizzazione degli orologi marcatempo mancanti all’interno della struttura. Tutte queste criticità organizzative, assieme ad altri disservizi, quali la probabile impossibilità di utilizzo del servizio di elisoccorso all’interno del presidio ospedaliero S. Luca, investono direttamente le condizioni lavorative degli operatori ma gravano soprattutto sulla qualità assistenziale erogata a tutta la collettività. Il vertice aziendale, non può esimersi dal fornire delle risposte immediate ed adeguate alla carenza di personale infermieristico ed Oss, sia a livello ospedaliero che territoriale, garantendo la continuità dei servizi offerti alla popolazione, tutelando contemporaneamente la sicurezza e la qualità lavorativa dei dipendenti”
Il Coordinamento Nursind Toscana, viste le recenti dichiarazioni dell’ assessore al diritto alla salute della Regione Toscana Luigi Marroni e gli ultimi provvedimenti adottati dalle varie aziende sanitarie della toscana in tema di riordino del servizio di emergenza urgenza territoriale, esprime con forza il proprio disappunto e la propria preoccupazione circa le ricadute sui professionisti e sulla cittadinanza che tali iniziative comportano. Il perdurare di una condizione in cui, a fronte di continui cambiamenti, si continua ad evitare accuratamente qualsiasi confronto, è inaccettabile. La Regione Toscana e l’assessore Luigi Marroni in primis, non possono continuare ad ignorare questa realtà con dichiarazioni in cui, da una parte si lascia intendere di “ascoltare” tutte le “sensibilità” (dichiarazione resa agli organi di stampa il 16/04/2014) dall’altra si procede, di fatto, escludendo gli Infermieri da qualsiasi confronto.
Non solo, ma a seguito dell’”allucinante” decisione presa dall’Az. USL 7 di Siena che, con delibera del Direttore Generale n° 92 del 17/03/2014 esclude il personale Infermieristico dall’emergenza urgenza territoriale, prevedendo di sostituire gli infermieri oggi presenti in automedica con autista-soccorritore, non registriamo nessun intervento della Regione Toscana che, al contrario, fornisce l’ennesima riprova di non riuscire a governare il cambiamento.
Nonostante le recenti delibere regionali (una su tutte la 1235 del 28/12/2012) facevano ben sperare circa la valorizzazione della professione infermieristica nell’ambito dell’emergenza urgenza come “universalmente” riconosciuto, assistiamo ad un territorio completamente disomogeneo in cui non solo la presenza infermieristica non viene implementata, ma addirittura viene esclusa, come il caso di Siena, con ripercussioni sugli standard del soccorso avanzato, ma anche, crediamo noi, sotto l’aspetto giuridico delle responsabilità. Per queste ragioni ci sentiamo di sostenere la legittima presa di posizione dal Gruppo degli infermieri del 118 IPASVI della Regione Toscana. Gli Infermieri non sono contrari al cambiamento anzi, spesso ne sono i fautori e precursori, quando questo rappresenta un miglioramento negli standard assistenziali e nella qualità di vita del cittadino. I rapporti multidisciplinari di condivisione e confronto sono indispensabili per la crescita e la sicurezza di modelli organizzativi in grado di dare risposte certe e con standard di qualità ottimali. Proprio perché da sempre garanti di un sistema salute che tuteli e metta al centro il cittadino, oggi leggiamo troppe, gravi criticità in un sistema fondamentale come è quello del soccorso e dell’emergenza urgenza territoriale per restare “solo a guardare”.
Auspichiamo un immediato cambio di rotta con l’istituzione di un “osservatorio regionale permanente” in cui gli infermieri, al pari degli altri professionisti, possano contribuire a governare il cambiamento.
In ultimo, allo scopo di fugare dubbi e incomprensioni, precisiamo che, riguardo alla chiusura della centrale operativa di Empoli, al pari delle altri Centrali oggetto di chiusura, nessuna preclusione o preferenza ha mai espresso la nostra organizzazione territoriale circa il suo accorpamento. (La Nazione-Empoli del 16 aprile 2014)
Riassunto:Sala gremita, gente seduta anche a terra pur di ascoltare la lezione sulle emergenze pediatriche tenuta da Maurizia Schiavone, infermiera del PS del Papa Giovanni XXIII° ed attivista Nursind, in collaborazione con il Comune di Lallio che ha messo a disposizione i locali ed ha pubblicizzato l’iniziativa attraverso i suoi canali informativi. Il pubblico presente, per lo più giovani coppie, ma anche alcune nonne, è stato positivamente coinvolto partecipando appassionatamente all’esposizione delle tematiche più comuni che si presentano ai genitori nell’infanzia legate a iperpiressia e termoregolazione, sicurezza del sonno, trauma cranico, insufficienza respiratoria, .... A caldo, chiediamo a Maurizia di esporci le proprie impressioni.
Intervista alla collega Maurizia Schiavone che ha tenuto la conferenza sulle emergenze pediatriche domiciliari.
Ti aspettavi un afflusso così numeroso in un paesino di 4000 abitanti sia pur alle porte di Bergamo?Sarei ipocrita se ti rispondessi di no, , credo profondamente in ciò che propongo e mi auguro sempre che l’invito sia accolto con interesse. E’ vero anche che ogni qualvolta si organizzano serate aperte alla popolazione, senza obbligo d'iscrizione, è sempre un'incognita,fino ad inizio serata non sai quante persone ci saranno, quale targhet di pubblico interverrà, quali sono le aspettative...Sicuramente , il Comune, benchè piccolo, ha pubblicizzato al meglio l'iniziativa, attraverso i manifesti, il tabellone luminoso, il circuito delle scuole materne..e questo ha contribuito al risultato ottenuto
Il passa parola ma anche il volantino di avviso affisso alla scuola materna sono stati efficaci nel richiamare la popolazione, ma soprattutto la tematica che hai scelto di esporre. La tua esperienza professionale in materia e la capacità comunicativa ha coinvolto il pubblico fino a ben oltre le due ore programmate. Quali sono stati i temi che più hanno attirato l’attenzione? Quando si parla di piccoli, di situazioni che esulano l'ordinario, di urgenze pediatriche; i genitori e chi si occupa quotidianamente di loro( insegnanti, nonni, zii..)sono sempre interessati. I bimbi che stanno poco bene spaventano, non sono in grado di esprimersi, sono indifesi, fragili e questo aumenta ancor di più l'ansia nei caregiver. Si e parlato di morte cardiaca improvvisa, di sonno sicuro, le intossicazioni, i traumi, le crisi epilettiche; illustrare quelle che sono le peculiarità dei bimbi; i meccanismi per i quali hanno una buona resistenza al disagio ma si aggravano anche molto velocemente. L'intento è stato anche quello di tranquillizzare il genitore, mostrare loro l'importanza di conoscere a fondo il proprio bimbo e quanto questo possa essere fondamentale nella relazione di cura. L'ho anche sottolineato: sono convinta che il miglio medico dei propri figli sia il genitore stesso, colui il quale sa se il proprio bimbo sta poco bene anche se tutti i parametri fisiologici potrebbero non essere particolarmente alterati.
Ti è capitato di sentirti in difficoltà a causa delle domande rivolte dal pubblico? Conduco spesso serate inerenti queste tematiche e mi rendo conto che i bisogni d'informazione spesso vertono su argomenti simili: il genitore chiede specifiche in base alle esperienze vissute: molti hanno vissuto la crisi epilettica febbrile, l'ostruzione delle vie aeree con giochini, piuttosto che alimenti, l'insufficienza respiratoria e gli attacchi d'asma nei bimbi allergici. E' impensabile che un docente possa conoscere tutti gli aspetti della materia che propone; se mi trovassi di fronte ad una domanda a cui non saprei rispondere, non avrei nessun problema nel dichiarare: " Mi spiace, signore, non le posso essere utile. Non mi sento molto afferrata nell'argomento"… Credi di aver contribuito efficacemente a far prendere coscienza ai genitori circa i trattamenti e le attenzioni da riservare ai propri bimbi al fine di evitare accessi impropri in PS o dal pediatra? Quello degli accessi impropri è un problema rilevante nella sanità, derivato soprattutto dalla scarsa informazione , dall’ansia e dal senso d’impotenza che il genitore prova quando il proprio bimbo sta poco bene. Cercare di creare, durante gli incontri, un clima sereno, amichevole, dove il genitore possa intervenire raccontando la propria esperienza , senza timore di essere giudicato ma supportato da chi ha esperienza in questo settore , ritengo sia un’ottima possibilità per poter , magari, in un prossimo futuro, affrontare al meglio le emergenze pediatriche. Sottolineare che, ad esempio, il 112 o il servizio di tossicologia, possono essere un ottimo supporto in caso di necessità; dare indicazioni rispetto a semplici manovre e comportamenti da attuare, potrebbero ridurre gli accessi impropri in Ps o dal pediatra.
Hai ricevuto un buon feedback al termine della conferenza anche in termini di rispetto e stima nei confronti della nostra professione? I discenti sono stati soddisfatti ; hanno chiesto se ci fossero altre serate in programma e questo credo sia motivo di orgoglio per la nostra professione. E’ inusuale , per la popolazione, partecipare ad incontri organizzati da infermieri; solitamente si aspettano risposte da medici di famiglia o da specialisti. Ho voluto sottolineare, che nessuno di noi, vuole sostituirsi al pediatra, che rimane comunque il riferimento per il loro bimbo; non ho dato indicazioni terapeutiche su dosaggi o farmaci da utilizzare, ben consapevole che non rientra nelle mie competenze; del resto nemmeno mi sono arrivate richieste di questo tipo ; per questo ritengo che l’utente abbia compreso appieno la nostra figura ed il nostro ruolo. La nostra capacità di essere in grado di “avvicinarci” molto alla popolazione, di utilizzare un linguaggio adeguato e facilmente comprensibile, la figura dell’infermiere, storicamente legata all’immagine di chi” si prende cura “del paziente, non può che renderci riscontri positivi.
Educazione e prevenzione sono due dei quattro pilastri della nostra professione, purtroppo scarsamente esercitate in ospedale. Credi che con queste iniziative la professione possa colmare la lacuna? E’ vero, in corsia, spesso il tempo è talmente ristretto per cui è difficile dedicarci all’educazione sanitaria, tantomeno alla prevenzione. Questo però non deve divenire una giustificazione: l’utente ha diritto di essere ascoltato, informato ed educato; ricordiamoci che una buona relazione di cura prevede la partecipazione attiva e consapevole anche dell’utente. Per com’è l’organizzazione sanitaria oggi, mi rendo conto di quanto sia difficile trovare spazi e tempi adeguati per fare prevenzione ed educazione sanitaria. Ritengo , quindi, che queste iniziative possano essere una modalità, un occasione di completamento del nostro ruolo, momenti nei quali ci si possa confrontare con l’utente e si possa sviluppare al meglio questo aspetto della professione. Che consiglio daresti ai colleghi che vorrebbero ripetere la tua esperienza affrontando altri argomenti? Sono certa che molti dei miei colleghi posseggano le capacità professionali e relazionali per sostenere una lezione alla popolazione. In fondo, ogni professionista che lavori a stretto contatto con l’utenza, cerca di fornire indicazioni Chiunque voglia condividere le proprie conoscenze, esperienze , chiunque abbia voglia di mettersi in gioco, di esplorare questo aspetto della nostra professione finora poco valorizzato, può provare questa esperienza che diviene momento di crescita personale e professionale. Qualcuno potrebbe avere qualche timore: non l’ho mai fatto?..sarò in grado?. Sono riflessioni lecite, sicuramente il gruppo che si è creato all’interno di Nursind può fornire supporto, vero anche che …solo chi prova potrà verificarne l’esito… E’ stato importante il ruolo e l’apporto del NurSind? Sicuramente Nursind ha un ruolo fondamentale, è stato il motore di questo progetto, crede ed investe molto sulle competenze infermieristiche. Ringrazio il Sindacato per la fiducia riposta e per l’organizzazione che ci viene fornita. Incontrarsi, lavorare in gruppo , ognuno con le proprie caratteristiche e peculiarità , uniti da un obiettivo comune :sviluppare un aspetto cardine della professione :l’educazione sanitaria. L’amministrazione comunale ha apprezzato l’iniziativa e l’efficacia del corso? Alla serata sono hanno partecipato 2 Assessori: l’Assessore alla Cultura: Emanuela Cividini e l’Assessore all’Ambiente: Mauro Pala. Ritengo che già questo sia tato un ottimo feedback, entrambi sono stati soddisfatti della lezione e delle modalità di esposizione delle tematiche proposte. Si è parlato di programmare altri incontri nel prossimo autunno rispetto anche ad altre tematiche proposte dal gruppo di infermieri che collabora al progetto. Qualche suggerimento per migliorarlo o completarlo? In linea di massima i temi proposti mi sembrano un buona partenza, consapevole che, a volte, si trattano maggiormente alcuni aspetti o se ne aggiungono altri, in relazione delle richieste del pubblico. Probabilmente verrà inserita nel programma una parte sulle ostruzioni delle vie aeree , anche se ritengo che tutto sia in divenire … siamo solo all’inizio … ma questo è il bello della diretta!!
La rivista, stampata in 40.000 copie, viene recapitata oltre che agli iscritti al Nursind, anche in numerose Unità Operative delle strutture sanitarie del Paese.
La consultazione dei numeri arretrati della rivista in pdf è disponibile sul sito del nazionale alla pagina dell'edicola
Il NURSIND – il sindacato degli Infermieri – ritiene opportuno esprimere la forte preoccupazione per gli annunci mediatici del Direttore del Servizio Salute della Regione Marche, relativamente all'ipotizzato “taglio” alle risorse per il personale, per un costo pari a 8 milioni di euro.
Il riferimento del Dott. Ciccarelli al tetto di spesa stabilito dal livello governativo, fissato alla quota del 2004, cui deve essere sottratto un ulteriore 1,4% è esatto, pur nella illogicità del vincolo, tenuto conto dei tanti cambiamenti che hanno interessato il sistema sanitario negli ultimi 10 anni.
Il Dott. Ciccarelli è personaggio noto e di indubbie capacità “sartoriali”. Al proposito il NURSIND ricorda gli oltre 1.200 posti di Infermieri e OSS “tagliati” durante il periodo di direzione ASUR, a fronte di tagli minimali riguardanti i professionisti afferenti ad altre famiglie professionali. Ora la stessa linea viene proposta nella veste di Direttore del Servizio Salute della Regione Marche.
I dati di letteratura evidenziano che la spending review ha due possibili percorsi: • il primo prende in considerazione la riorganizzazione del sistema sanitario marchigiano, dove le “reti cliniche” rappresentano indubbiamente un passaggio di fondamentale importanza, ma con la parallela azione di “rivisitazione” delle strutture ospedaliere e residenziali e dei servizi territoriali, con particolare riferimento alla tipologia, alla destinazione d'uso e alla loro distribuzione territoriale; • il secondo agisce prevalentemente sui tagli al personale (che, tradotto in pratica, significa un pesante taglio ai servizi per i cittadini).
Il percorso “ciccarelliano” prende in considerazione prevalentemente il secondo percorso (certamente più facile), con alcuni paralleli sviluppi sulle “reti cliniche” (il cui sviluppo – ad oggi - è stato portato avanti senza l'apporto degli infermieri …. ed è difficile capire come ciò possa avvenire in un sistema caratterizzato da aspetti multi-professionali e multi-disciplinari), senza alcun riferimento ad un reale progetto di cambiamento. Sembra che i riferimenti fondamentali siano il contenimento dei costi (finalizzato al rispetto degli indirizzi governativi) e la salvaguardia dei territori (che significa il mantenimento dell'esistente e il mantenimento del consenso politico).
Le preoccupazioni del NURSIND sono molto forti e riguardano: • le dichiarazioni dei “tagli di personale” per otto milioni di euro; • la “finta” rassicurazione che il taglio non riguarderà il turnover (che significa che i pensionamenti e le “uscite” avranno possibilità di sostituzione); • l'affermazione che “a rischio saranno solo i contratti a tempo determinato” (come se i professionisti assunti con contratti a tempo determinato fossero sovrannumerari rispetto alle reali necessità di funzionamento del sistema).
Da un punto di vista sindacale il NURSIND denuncia per l'ennesima volta l'inadeguatezza delle dotazioni organiche assistenziali (Infermieri e Operatori Socio Sanitari). I dati OCSE 2012 evidenziano per il Paese Italia una eccedenza di medici (uno ogni 1.000 abitanti) e una scarsità di infermieri (1,5 ogni 1.000 abitanti), che significa +60.000 medici e -90.000 infermieri. Probabilmente le stesse percentuali riguardano anche la Regione Marche (o con differenziazioni minimali), con l'evidenza dell'impossibilità di ulteriori tagli alle risorse assistenziali. Di contro è invece necessario adeguare gli organici assistenziali e garantire la sostituzione per tutte le assenze per gravidanza, per lunga malattia e per benefici di legge (es. l. 104), per l'assicurazione dei servizi e la garanzia della continuità assistenziale.
Il NURSIND, stante i chiari riferimenti statutari al Codice Deontologico degli Infermieri, intende evidenziare (denunciare) con forza che i tagli ipotizzati si traducono solo con tagli ai servizi per le persone, in particolare alle fasce di popolazione più deboli e fragili. Forse sarebbe meglio iniziare i “risparmi” dalla eliminazione del “cimitero degli elefanti” (il transito in regione dei direttori “sostituiti”) e dall'utilizzo improprio di direttori pensionati dal Sistema Sanitario che continuano consulenze (moto onerose) per lo stesso sistema cui sono appartenuti. E sarebbe opportuno che gli Infermieri, al pari di altre rappresentanze professionali, avessero il pieno coinvolgimento nelle attività programmatorie e organizzative della Regione, attraverso gli Organismi istituzionali preposti (IPASVI) e le organizzazioni sindacali di categoria, per un confronto propositivo e costruttivo sugli argomenti di interesse comune. Ad oggi, nonostante le ripetute richieste presentate, si avverte solo un “silenzio assordante”.
Una vera azione progettuale (e non fittizia come dimostrato fino ad oggi) e una maggiore onestà intellettuale nei confronti degli operatori del Sistema Sanitario, e prima ancora nei confronti dei cittadini, potrebbero essere l'inizio di un nuovo percorso, …. magari anche con nuove persone, nuove idee e nuovi progetti.
Il NUSIND è pronto a spiegare agli Infermieri e alla gente lo stato reale dei fatti.
«Non ci finisce mai di stupire il nostro ospedale». Inizia così una nota del sindacato Nursind sull’ospedale San Camillodi Roma, che «da qualche tempo denuncia nelle sedi opportune all’interno dell’azienda l’uso promiscuo delle sale destinate agli interventi neurochirurgici che improvvisamente si trasformano in posti letto di degenza critica.
LA SITUAZIONE - La situazione è nota in direzione, letti e/o barelle che sostano nelle sale della camera operatoria di Neurochirurgia bloccando, di fatto, gli interventi. Questi pazienti ad altissimo rischio sanitario sono oramai una costante all’interno dell’unità operativa, e fluttuano con degenze dalla durata massima di ventuno giorni a degenze attuali di una settimana».
«Naturalmente – continua il comunicato – alcuni parenti hanno segnalato queste situazioni all’Urp, segnalazioni sicuramente lette ma cui non si è mai dato seguito. Questa è una storia che da eccezionale è diventata un’abitudine, tanto che i letti aggiunti nelle camere operatorie del Lancisi sono oramai parte integrante dell’ambiente lavorativo.
«Ora nella sala tre del padiglione Lancisi (parliamo sempre di camere operatorie) tre pazienti sedati e intubati sono assistiti dal personale della camera operatoria che istituzionalmente dovrebbe fare altro e non un’assistenza diretta tipica di una rianimazione».
LE CONDIZIONI IGIENICO-SANITARIE - «Questa situazione porta, come conseguenza, a una condizione igienico sanitaria al limite della normale decenza – dice ancora il Nursind – dove la mancanza di filtro tra l’intervento e il paziente fa emergere una seria prevenzione delle infezioni. A tutto ciò si somma il malessere del personale infermieristico che, pochi giorni fa, ha inviato lettere di trasferimento in aperta polemica con la situazione che si vive oggi».
Il Nursind «viste le continue denunce da parte degli operatori sanitari, chiede immediatamente all’azienda il normale ripristino dei percorsi interni riguardo alla gestione dei pazienti critici, l’eliminazione dei posti letto nella sala tre della camera operatoria di Neurochirurgia e quindi il ripristino di una situazione igienico sanitaria degna di questo nome». (Fonte Dire)
Sui giornali si registra il malcontento della politica locale(Sindaci, consiglieri comunali, segretari di partiti politici e movimenti) in merito al nuovo riordino della rete ospedaliera provinciale dettata dall’Assessorato Regionale alla Salute e da tutti gli uffici che hanno elaborato il piano di rimodulazione. Eppure lo scorso 31 Gennaio l’Assessore alla Salute ed il Presidente della Commissione Sanità all’ARS avevano incontrato nelle sedi istituzionali coloro che oggi si lamentano e non approvano il piano di rimodulazione, gli incontri erano stati svolti a Comiso e Scicli, ragion per cui erano gli ospedali che avrebbero ricevuto più tagli e più riduzione dei servizi.
“Adesso appare concreto e delineato – dice il Segretario Provinciale del NurSind Ragusa, Claudio Trovato – che le promesse avanzate negli anni dal mondo politico regionale , dai manager e da commissari che si sono avvicendati alla guida dell’ASP, che dentro i consigli comunali si sono limitati a fare solo disquisizioni inutili e promesse non mantenute, da parte di chi sapeva come la storia sarebbe finita, e che parole come rimodulazione, rifunzionalizzazione, efficacia ed efficienza erano solo belle parole che dettavano la fine e la chiusura di interi ospedali. Non voglio addentrarmi nei minimi particolari che negli anni abbiamo assistito, chiusure, accorpamenti, tagli di posti letto, tagli di personale medico, infermieristico, ausiliario ecc. Ci sono stati manager premiati per il raggiungimento degli obiettivi imposti dalla Regione, cioè la chiusura e il peggioramento dei servizi, il peggioramento delle attività assistenziali e la non volontà nell’assunzione di personale sanitario, erano questi gli obiettivi?
Oggi assistiamo al dramma, ad un ASP da troppo tempo commissariata, senza timone, dove la riunione degli ospedali qualcuno in passato l’ha già fatta senza attendere i giusti emendamenti, per via di una selezione dei vertici che andata alla calende greche ( la selezione più farraginosa dell’Unità d’Italia). E anche se assistiamo alle nomine, chi scrive crede sono negli atti finiti e deliberati. Per cui potremmo assistere ancora a qualche altro esoterico arcano mistero. Si è pensato solo al taglio dei posti letto, alla lotta clandestina di chi dovrebbe dirigere le sorti dello scenario sanitario, di quante strutture complesse e semplici ( incarichi dirigenziali) da spartire. Di tutte le vane promesse effettuate, nessuna a mia memoria è stata eseguita ed implementata.E per fortuna il cittadino utente doveva stare al centro del cambiamento per il miglioramento dei servizi sanitari. Qualcuno ci spieghi quali”.
“In merito a quanto apparso di recente su alcuni organi di stampa, circa l’installazione di apparecchi di videosorveglianza su alcuni mezzi di soccorso che operano in ambito del sistema di emergenza urgenza dell’Azienda USL 11 di Empoli; mezzi tra l’altro destinati ad “ospitare” personale Infermieristico dipendente dell’Azienda (le “India”), ci preme sottolineare che, a parte qualche “uscita” sulle testate giornalistiche locali, tale “progetto”, se di progetto si parla, non è mai stato posto all’attenzione delle OO.SS, ne abbiamo mai ricevuto nessuna informativa a riguardo. Di recente si è tenuta opportuna concertazione sull’intero assetto e collocazione dei sistemi di videosorveglianza di tutta l’azienda in cui le telecamere predisposte sui mezzi di soccorso non figurano.
In data 1 aprile 2014, a seguito di alcune segnalazioni, abbiamo ufficialmente richiesto alla direzione aziendale, l’immediata sospensione dell’installazione di queste telecamere con apertura di un tavolo di confronto. Nessuna risposta ci è pervenuta da parte dell’azienda ne, tale argomento, è stato inserito all’ordine del giorno dei prossimi incontri.
Riteniamo un atteggiamento incomprensibile da parte della direzione aziendale, specie quando si tratta di una situazione palesemente in contrasto con la normativa vigente (Statuto dei lavoratori, art.4 Legge 300/70) che vieta l’ utilizzo di qualsiasi sistema di ripresa che possa in qualche modo essere utilizzato per il controllo dell’attività lavorativa.
Vorremmo poi fare una riflessione circa l’opportunità di questa iniziativa, in un momento storico di riorganizzazione di tutto il sistema dell’emergenza urgenza regionale incentrato sulla revisione della spesa e sull’appropriatezza, che porterà tra l’altro alla chiusura della centrale operativa di Empoli. Al contrario, le richieste avanzate da anni per l’installazione di telecamere al parcheggio incustodito di Avane, luogo di continui atti vandalici, sono rimaste inascoltate”.
Riassunto: IL SINDACATO DEGLI INFERMIERI CHIEDE ALL’AUSL DI PORTARE A COMPIMENTO IL PROGETTO OSPEDALE SENZA CARTA.
In questi giorni su tutti i giornali locali sono apparsi più articoli sull’innovativa centrale tecnologica della struttura sanitaria di Baggiovara che sarà in grado di produrre autonomamente il 69% del proprio fabbisogno di energia elettrica, un’iniziativa lodevole intrapresa dalla dirigenza ausl di Modena che permetterà una riduzione delle emissioni di anidride carbonica pari a 580 tonnellate l’anno (- 14% ) e un risparmio stimato che supera il milione di euro.
Il NurSind, sindacato degli infermieri vuole però riportare a memoria della dirigenza ausl un progetto ambizioso nato nel 2005 ma mai portato a termine.
L’Azienda USL di Modena nel 2005 partecipò alla mostra convegno dedicata alla Pubblica Amministrazione che si tenne alla Fiera di Roma, presentando un progetto inserito nell’ambito della´Information & Communication Technology (ICT) per l´efficienza della sanità.
In quell’anno l’ausl di Modena vinse il premio “P.A. Sanità 2005? (promosso da Conferenza dei Presidenti delle Regioni, Istituto Tecnologie Biomediche, CNR, Il Sole 24 Sanità, FIASO, Farmindustria, Federsanità/Anci e 3M) nella categoria “Governo clinico: utilizzo dell´ICT per la gestione del paziente e dei dati clinici”.
Il progetto prevedeva la creazione di una banca dati online di supporto all’attività di diagnosi e di cura del paziente per consentire l’informatizzazione completa del percorso sanitario migliorando sia il processo di gestione della documentazione clinica che la diagnostica.
Il progetto è stato adottato nel nuovo ospedale civile “S. Agostino-Estense” di Modena e negli ospedali della provincia ma doveva essere esteso anche a tutte le strutture extra ospedaliere, del sistema provinciale.
Da allora sono passati circa 9 anni e oltre ma a tutt’oggi questo progetto faraonico non ha sortiro gli effetti desiderati.
Il NurSind di Modena, il sindacato delle professioni infermieristiche ha raccolto le lamentele del personale medico e infermieristico, in quanto il sistema non è utilizzato al 100%, ad esempio per gli infermieri è prevista una cartella infermieristica informatizzata che giace inutilizzata all’interno del sistema sio.
A parte qualche reparto (come ad esempio la medicina D’urgenza del NOCSAE che utilizza la scheda infermieristica informatizzata) negli altri reparti si scrivono ancora le “vecchie consegne cartacee” in altri reparti invece sono state approvate delle schede infermieristiche basate sullo schema del piano di assistenza, ma si tratta sempre di documenti cartacei.
Inoltre erano stati spesi dei soldi per dei lettori di card magnetiche che riconoscevano l’operatore inserendo semplicemente un badge ma anche questi giacciono inutilizzati, per accedere al SIO infatti occorre inserire il proprio username e password per ben due volte ed attendere che il sistema si apra, ma in questo caso ci vuole pazienza…. tanta pazienza perchè i computer sono talmente obsoleti che servirebbe quasi montargli una manovella per avviare il sistema, così come si faceva con le vecchie auto a combustione interna.
Altro problema riscontrato è il fatto che le strutture private convenzionate non utilizzano ancora questo sistema informatizzato ospedaliero, tant’è vero che quando si deve trasferire per esempio un paziente all’hesperia hospital bisogna dimettere il paziente dal SIO, cosa diversa invece quando si deve ricoverare un paziente proveniente da una di queste strutture, in quanto non si ha traccia degli interventi effettuati dai colleghi; E pensare che il medico doveva essere in grado di conoscere, pur sempre nel rispetto della privacy del paziente, tutte le informazioni cliniche di cui avrebbe avuto bisogno, indipendentemente da dove queste fossero state prodotte.
Con questo non vogliamo dire che il progetto non fosse valido, anzi, quello che il NurSind chiede all’azienda USL è che gli operatori vengano messi in condizione di prestare il loro lavoro a cause ben più nobili, cioè al servizio del malato piuttosto che perdere del tempo dietro a dei “computer lumaca” o senza dover fare un doppio lavoro, cioè di dover compilare la cartella medica cartacea e anche quella informatica.
Li chiamiamo computer lumaca non a caso, ma perchè l’azienda usl negli anni non si è messa al passo con l’evoluzione dei software e degli hardware. I computer utilizzati da medici ed infermieri infatti utilizzano un sistema operativo obsoleto (windows XP).
Ad affermarlo non è il NurSind ma Carlo Mauceli, responsabile per Microsoft Italia della digitalizzazione nei rapporti con la Pubblica Amministrazione e il governo, a proposito della scadenza di Windows XP prevista per l’8 aprile.
Windows XP infatti è un sistema operativo lanciato nel 2001, che l’azienda di Redmond ha da tempo deciso di mandare in pensione avvisando gli utenti già dal 2007 di migrare su un’altra piattaforma.
Il “ciclo di vita” di questo sistema operativo è durato 13 anni, questo significa che cesseranno gli aggiornamenti sulla sicurezza, in gergo ‘patch’, aprendo così ad attacchi di cybercriminali che causeranno un ulteriore rallentamento del sistema.
Occorre dunque investire sui sistemi informatici portando però a termine i vari progetti senza buttarli nel dimenticatoio, a tutt’oggi altro che ospedale senza carta, di carta ne gira a quintali, quando si potrebbe evitare uno sperpero di denaro pubblico da poter destinare ad altri ambiziosi progetti.
La Corte dei Conti rivuole i soldi spesi per risarcire i danni della malasanità
I giudici contabili vogliono recuperare le somme erogate dal fondo assicurativo regionale per gli incidenti avvenuti in ospedale: “Medici e infermieri devono rimborsare”. Solo la Città della Salute ha ancora aperti 440 contenziosi
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Per la magistratura contabile si tratta di «denaro pubblico»
Di Claudio Laugeri
Medici e infermieri davanti alla Corte dei Conti. E’ l’effetto del lavoro dei giudici contabili mirato a recuperare i soldi pagati dal Fondo assicurativo regionale per gli incidenti avvenuti in ospedale.
Qualche cifra--: la sola Città della Salute» (Molinette, Sant’Anna, Regina Margherita, Cto) ha ancora aperti 440 contenziosi, solo 90 legati in realtà a responsabilità professionali. La metà di questi è destinata a essere liquidata. Numeri a parte, lo stesso meccanismo vale per le altre 18 aziende sanitarie piemontesi. Un esborso di milioni di euro, attinto proprio dal Fondo assicurativo regionale. Soldi pubblici. Per questo la Corte dei Conti vuole recuperare. Una trentina di «inviti a dedurre» sono stati quindi recapitati a medici e infermieri, ma il numero è destinato ad aumentare. Qualche vicenda è già stata archiviata, altre chiuse con la condanna a pagare. Come quella a un medico e un’infermiera delle Molinette, ritenuti responsabili della caduta dalla barella di un malato nel marzo 2006.
La questione giuridica
Fino a qualche tempo fa c’era una maggiore facilità a «liquidare» i danni richiesti a seguito di incidenti. Le aziende ospedaliere avviavano sempre un’istruttoria, con tanto di perizia. E quando c’era l’ombra di una «colpa professionale», pagavano. Sovente, senza nemmeno avviare procedimenti disciplinari nei confronti di medici e infermieri coinvolti. Addirittura, in molti casi, le aziende hanno pagato all’insaputa dei dipendenti coinvolti. Anche perché, «la responsabilità sanitaria è contrattuale. Alcuni danni subiti dai malati possono essere considerati un’inadempienza della struttura sanitaria in qualità di contraente» spiega l’avvocato Dario Vladimiro Gamba, legale della federazione nazionale del Collegio degli infermieri e di varie Asl piemontesi.
Per questo, la scelta di pagare subito può evitare esborsi maggiori al termine di un’eventuale causa civile. Ma fino al 2005, a coprire quelle cifre era un fondo assicurativo privato. Le continue (e pesanti) richieste di danni, però, hanno allontanato le assicurazioni, sostituite dal Fondo regionale.
I controlli
Già dal 2009, la Corte dei Conti ha chiesto alla Regione di sollecitare le aziende ospedaliere all’invio di elenchi dettagliati di «tutte le liquidazioni effettuate» dal 2005 in poi. Migliaia di pratiche, che potrebbero portare a centinaia di contestazioni. Per recuperare milioni di euro. «In una causa civile per inadempienza contrattuale è la struttura sanitaria a dover dimostrare di aver fatto tutto il possibile e non il contrario – spiega l’avvocato Gamba -. Da questo deriva la scelta di pagare, adottata in molte circostanze».
Davanti alla Corte dei Conti, la situazione è diversa. I giudici devono dimostrare la «colpa grave» di medici e infermieri, a loro tocca il compito di giustificare il proprio operato. «Ma a distanza di anni, non hanno più la possibilità di provare la propria estraneità. Anche perché, negli eventuali processi civili non sono stati nemmeno convocati, né hanno ricevuto contestazioni disciplinari» aggiunge l’avvocato Gamba.
Un esempio. Nel novembre 2008, un uomo è caduto da un letto, in reparto. Infermieri e operatori socio sanitari gli avevano messo il pranzo sul tavolino davanti al letto, pur sapendo del «cedimento degli arti inferiori» e della «difficoltà a mantenere la stazione eretta». Risultato: femore rotto, trombosi, necrosi e amputazione di un dito del piede. L’ospedale ha pagato 40 mila euro. Cinque infermieri hanno ricevuto un «invito a dedurre» per restituire quei soldi al Fondo assicurativo.
Regione: nuove norme per infermieri e tecnici sanitari
Dall’ufficio stampa del Consiglio regionale riceviamo e pubblichiamo la cronaca della seduta relativa alla nuova normativa per infermieri e tecnici sanitari
E’ stato approvato con 25 voti a favore (non hanno partecipato al voto Gino Morgillo di FI, Aldo Siri e Lorenzo Pellerano di Liste civiche per Biasotti presidente) il Testo Unificato della Proposta di legge n. 219 (iniziativa del consigliere Ezio Chiesa (Gruppo misto-Liguria viva)) e della Proposta di legge n. 320 (di iniziativa dei consiglieri Ferrando, Benzi, Miceli, Maggioni, Manti, Oliveri, Scibilia del Pd): “Disposizioni in materia di esercizio di attività professionale da parte del personale di cui alla legge 10 agosto 2000, n. 251 (Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica).
Il provvedimento tende a garantire una maggiore continuità assistenziale e favorisce uno sviluppo integrato delle professionalità e riguarda circa 20 mila operatori del settore sanitario in Liguria: infermieri professionali, ostetriche, tecnici sanitari (che operano in laboratori di analisi e servizi di radiologia), tecnici di riabilitazione e prevenzione. Il testo unificato autorizza il personale sanitario non medico a svolgere attività libero professionale singolarmente: attualmente tale attività può essere svolta solo in équipe a supporto del medico. Questa modifica consente, quindi, di assicurare continuità assistenziale fra ospedale, territorio e domicilio. L’attività libero professionale potrà essere esercitata nella stessa azienda sanitaria in cui il professionista presta la propria opera oppure in regime di intramoenia allargata e dovrà essere regolamentata e autorizzata dall’azienda stessa. La giunta regionale dovrà emanare, attraverso una direttiva, le linee guida a cui dovranno attenersi le aziende sanitarie per redigere l’elenco di chi intende svolgere l’attività libero professionale e organizzare il servizio.
Sono stati approvati alcuni emendamenti, presentati da Ferrando (Pd), Benzi (Sel con Vendola) e Ezio Chiesa (Gruppo misto Liguria Viva) che prevedono, fra l’altro, che prima che la giunti emani la direttiva la commissione consiliare competente esprima un parere e che siano ascoltate le associazioni di categoria sindacali e professionali.
Luigi Morgillo (Pdl) ha chiesto il rinvio del provvedimento in quanto era assente l’assessore alla Salute Caludio Montaldo: secondo Morgillo era necessario il parere di legittimità da parte della giunta che rischierebbe di essere impugnato dal Governo per un conflitto di competenza fra poteri.
Valter Ferrando (Pd) ha ribattuto che il provvedimento ha fatto un regolare percorso in commissione e che a gran parte dei lavori ha preso parte l’assessore competente.
Il presidente dell’assemblea legislativa, Michele Boffa, ha ribadito che il provvedimento è nato in Consiglio e viene approvato dal Consiglio quindi non deve essere chiesto un parere di legittimità alla giunta. In ogni caso ha messo in votazione la proposta di rinvio, che è stata respinta, e ha aperto il dibattito.
Valter Ferrando (Pd), relatore della legge con Roberto Bagnasco (FI), ha spiegato che il testo di legge trova il suo fondamento nell’esigenza di ovviare ad una lacuna del sistema sanitario italiano, derivante in particolare dalla forte carenza di professionisti infermieri, tecnici sanitari di radiologia medica, della prevenzione, riabilitativi, ostetriche ed altri operatori delle professioni sanitarie non mediche. «Questa carenza di risorse si traduce in difficoltà organizzative da parte delle strutture sanitarie della nostra regione, che rischiano di non essere in grado di garantire adeguata sicurezza nell’erogazione delle cure e adeguati standard di assistenza infermieristica, sia a livello territoriale, sia per la continuità di cura a domicilio». Il provvedimento – ha spiegato Ferrando – mira a realizzare una migliore organizzazione dei servizi sanitari regionali sul territorio, anche attraverso uno sviluppo integrato delle professionalità e ha ricordato che «alla Regione sono consentiti spazi di intervento legislativo sia con riferimento alla competenza concorrente in materia di tutela della salute, sia con riferimento a competenze residuali per le modalità di organizzazione dell’esercizio del servizio sanitario». Il consigliere ha ricordato la sentenza della Corte Costituzionale n. 371 del 2008 con la quale è stato chiarito, con riferimento all’esercizio dell’attività libero-professionale intramuraria dei dirigenti sanitari, che l’organizzazione sanitaria è parte integrante della materia costituita dalla “tutela della salute” di competenza concorrente tra lo Stato e le Regioni. Secondo Ferrando, inoltre, in altre analoghe occasioni riguardanti l’attività libero professionale intramuraria, la legislazione statale aveva consentito alle Aziende, previa autorizzazione della Regione, la remunerazione degli infermieri dipendenti a tempo pieno di prestazioni orarie aggiuntive rese al di fuori dell’impegno di servizio, in regime libero professionale. «Il testo tende, quindi – ha detto – a garantire l’adeguatezza e la completezza della risposta assistenziale ai bisogni della popolazione; mette la professionalità degli operatori delle professioni sanitarie a libera disposizione dei cittadini ai quali deve essere garantito il diritto di libera scelta del professionista infermiere e offre la possibilità al personale della categoria in questione di poter far fronte ai nuovi costi della vita, agevolando contestualmente coloro che si affacciano al mondo del lavoro che potranno così avere una più ampia disponibilità di professioni che consentano una pluralità di sbocchi lavorativi, in tal modo anche più remunerativi». Ferrando ha concluso ricordando che la legge non comporta oneri aggiuntivi per la Regione e ha replicato a chi in aula ha dichiarato che il testo supera le competenze regionali ribadendo che, nel caso in cui la proposta non andasse in porto per obiezioni da parte del governo, non si verificheranno contraccolpi in quanto la sua messa in atto partirà comunque dopo 60 giorni, una volta concluso l’iter legislativo. Nell’eventualità peggiore, di impugnativa da parte del governo davanti alla Corte costituzionale sarà stato compiuto comunque un primo passo per tutelare i diritti di una categoria che conta migliaia di operatori in Liguria.
Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria Padania) ha annunciato il voto favorevole del suo gruppo anche se non ha nascosto il rischio che vada in contrasto con le norme dello Stato e quindi il governo faccia ricorso alla Corte costituzionale. Secondo Bruzzone, però il testo va votato comunque in momento storico in cui «chi è al governo del paese toglie ulteriormente competenze alle Regioni. Occorre dare un segnale a Roma, questo processo di accentramento nello Stato è deleterio e anacronistico». Si è in particolare soffermato sulla riforma del Titolo V della Costituzione e ha auspicato che presto venga data la possibilità di dibattere sull’argomento. Ha inoltre detto che c’è una “regia” per sminuire nel Paese l’immagine delle Regioni e ridurre le competenze concorrent.
Alessandro Benzi (Sel con Vendola), dopo l’accoglimento degli emendamenti da lui presentati, si è dichiarato a favore del provvedimento. «Non eravamo completamente d’accordo, ma poi sono stati accolti i nostri emendamenti in particolare sulla concertazione con le categorie interessate».. Riferendosi alle obiezioni avanzate da taluni esponenti della minoranza, ha detto che: «O lavoriamo sull’esclusività del rapporto pubblico impiego per tutti o altrimenti non si comprende perché a 13 mila lavoratori liguri sia vietata la possibilità di svolgere una attività intramuraria che invece è consentita ai medici». Secondo Benzi, la proposta è frutto del buon senso e può consentire di recuperare fiscalmente una parte del sommerso. Secondo Benzi, «la legge consentirà a questi lavoratori di integrare i propri redditi, di ridurre le liste d’attesa e di garantire maggiore efficienza al sistema» e ha definito la legge un sasso lanciato in uno stagno che certo non risolverà i problemi del personale sanitario e della pesante erosione del potere d’acquisto dei salari ma va a modificare un modello organizzativo troppo incentrato sul medico dove gli infermieri e i tecnici non vedono riconosciute le proprie competenze professionali e spesso sono costretti a svolgere una serie di mansioni che non competono loro. Il tutto è aggravato dal blocco del turn over e dall’aumento esponenziale di una domanda di assistenza frutto dell’aumento della vita media e delle condizioni sociali.
Luigi Morgillo (Forza Italia), dopo aver annunciato la sua intenzione di non partecipare al voto, ha sostenuto che attraverso questo testo regionale si vuole eludere una norma nazionale «La disciplina delle professioni appartiene allo Stato: sono d’accordo con la liberalizzazione delle professioni, ma con i crismi e con le regole che ci siamo dati in questo Paese». Secondo il consigliere, infatti, il testo, così come è stato strutturato, è suscettibile di impugnativa da parte del Governo che ha rivisto le competenze attraverso al modifica del Titolo V della Costituzione. E quindi, a suo avviso, la legge si traduce in una sorta di “mozione di sentimento” nei confronti delle categorie mentre ciascun direttore generale può impartire delle direttive, senza essere supportato da una precisa legge regionale, purché non in contrasto con le disposizioni nazionali. Secondo Morgillo, quindi, la legge in discussione può essere superata da un atto aziendale. Morgillo a chiesto alla giunta di esprimersi con chiarezza..
Roberto Bagnasco (Forza italia) ha chiarito che durante l’iter della legge, insieme ad altri consiglieri del gruppo, ha cercato e lavorato per introdurre «punti compatibili con la legge nazionale», grazie ai quali sono stati sviscerati e dissipati i dubbi. Bagnasco ha definito la legge molto importante, ha chiarito che la scelta di votarla è determinata dal fatto che rappresenta un riconoscimento importante per le discipline sanitarie e, nella realtà dei fatt,i non è superabile da un atto aziendale..
Matteo Rosso (Forza Italia) ha ribadito che esiste un forte rischio di impugnativa da parte del Governo, ma ha anche sostenuto che il varo di questa legge rappresenta un forte interessamento nei confronti di determinate categorie. «Oggi si fa un tentativo, si prova», ha detto, preannunciando il voto favorevole.
Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania) si è espresso a favore del provvedimento. Ha però ribadito che meglio sarebbe stato avanzare una proposta di legge alle camere. Ha anche sottolineato che bisogna valutare a monte se un provvedimento deve essere portato o non portato in consiglio, sotto il profilo della legittimità.
Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) come Morgillo ha annunciato l’intenzione sua e del suo gruppo di non partecipare al voto. Ha ribadito che a suo avviso non ci devono essere normative differenti, a livello delle Regioni, per la medesima professione. La disciplina delle professioni, a suo avviso, deve restare unica a livello nazionale: «Detto questo, si poteva avanzare una proposta alle camere, per introdurre novità a livello nazionale».
Alessio Saso (Nuovo centrodestra) ha annunciato il voto favorevole del suo gruppo. Ha ribadito che il provvedimento ha un obiettivo condivisibile. Non ha escluso che il provvedimento possa essere impugnato, ma ha precisato che il voto è favorevole per l’obiettivo, il merito del provvedimento. Riferendosi alle modifiche del Titolo V della Costituzione ha, quindi, auspicato che presto venga estinta la legislazione concorrente, per evitare situazioni come quella attuale.
Ezio Chiesa (Gruppo misto-Liguria Viva) si è espresso a favore della legge, ribadendo che va incontro a precise esigenze espresse dalla categoria degli infermieri. «Non è vero che ogni volta che il governo impugna una legge abbia ragione», ha detto, precisando che con questa legge si lancia comunque un segnale a favore di alcune categorie fondamentali per il settore sanitario.
Marco Melgrati (Forza Italia) ha ribadito la decisione del suo gruppo di votare il provvedimento, pur condividendo alcune perplessità espresse da Morgillo: «Approviamo il concetto che esprime questa legge».
Nel dibattito è intervenuto il presidente della giunta Claudio Burlando che ha ricordato che il testo sul Titolo V della Costituzione fu approvato dal Parlamento nel 2001 e passò alla Camera per 4 voti, di cui uno era il suo ma ha puntualizzato che quella legge prevedeva che i Governi successivi approvassero dei testi ordinari di riferimento, per definire i confini dei quei poteri concorrenti ma questo non è avvenuto. Da lì, secondo il presidente, è nato un contenzioso anche abbastanza forte tra Regioni e Governi, che ha dato molto lavoro alla Corte Costituzionale. «A dire la verità, molto di questo lavoro nasce da un uso politico dello strumento di impugnativa. La legge contro l’omofobia di questa Regione, ad esempio, fu impugnata e poi la Corte la approvò naturalmente, ma ditemi voi se una Regione non deve avere il potere di fare una legge contro l’omofobia». Secondo Burlando, oltre al conflitto tra i poteri costituzionali e legislativi è subentrato, anche da parte delle Regioni l’uso dell’impugnativa come uno strumento di stop politico. «In realtà, abbiamo perso un’occasione lunga 13 anni e adesso andiamo a chiudere una pagina, senza averla completamente scritta. Infatti, se le Regioni non contribuiscono almeno un po’ alla legislazione nazionale in alcune materie, ci dobbiamo chiedere veramente a che cosa servano». Burlando ha, quindi, precisato che In Liguria non è mai stata applicata una legge impugnata: «Abbiamo sempre avuto un principio di precauzione, ma cosa diventerà il Paese dopo questo federalismo mancato è un’incognita. La perdita di credibilità delle Regioni, per motivi tutt’affatto diversi, legati alle vicende che conosciamo anche noi, ci ha fatto essere poco credibili come interlocutori istituzionali in un momento decisivo. Noi andiamo a questo confronto con una debolezza estrema, perché noi siamo quelli degli scontrini. L’ambito di cui discutiamo è uno di quelli in cui provare ad esercitare una legislazione autonoma, finché c’è, e vedere se passa. Poi, se non passa, vedremo». Burlando ha denunciato il paradosso che ci possa essere un soggetto che fa attività privata, oppure pubblica e privata, mentre un laureato (fisioterapista, osteopata, infermiere) che condivide responsabilità e percorsi professionali con il suo collega non lo possa fare e ha ribadito che la sanità è regionale, mentre la contrattualistica è nazionale, e questa legge non modifica la contrattualistica. Secondo Burlando in una Regione che è piena di anziani e che non ha sanità privata, è possibile e condivisibile che gli operatori del comparto, regolando i rapporti con le ASL, possano svolgere la loro attività, oltre l’orario di lavoro, anche al di fuori della struttura ospedaliera o ambulatoriale. Il presidente ha poi concluso parlando del principio di sussidiarietà fra i poteri dello Stato e quelli delle Regioni e dei poteri concorrenti e ha fatto l’esempio di IIt: secondo Burlando l’IIT è a Genova perché la Regione, in base al potere concorrente in materia di ricerca, ha messo 10 milioni di euro per acquistare metà della sede e se l’Università andrà a Erzelli il potere concorrente sarà stato un intervento positivo.
Maruska Piredda (Gruppo misto) ha ribadito che in commissione ha votato il provvedimento e che, quindi, anche oggi ne sostiene la necessarietà, in quanto rispondente alle necessità della categoria infermieristica. Ha però espresso rammarico «per come si sono svolti i fatti. – ha detto – Questa è anche la motivazione che ha spinto alcuni consiglieri, oggi, a votare a favore del provvedimento di sospensione». Ha infatti ricordato che sulla proposta si sono svolte diverse sedute della commissione alle quali erano presenti anche l’assessore e gli uffici competenti. Ma, ha spiegato: «Oggi che questo provvedimento viene votato ci viene fornito un parere dall’Ufficio legislativo della Giunta che arriva un po’ a gamba tesa, non soltanto rispetto al parere fornito dal Consiglio, ma anche rispetto al lavoro che è stato svolto da tutti; quindi non soltanto dai Commissari, ma anche dagli uffici nelle Commissioni». Ha ribadito che simili fatti delegittimano non solo il consiglio, ma proprio l’Ente Regione. Ha concluso dicendo che di fronte a questa partita che si è aperta tra le competenze dello Stato e della Regione, oggi si è dimostrato che questo primo round sicuramente la Regione non lo ha vinto.
Alberto Marsella (Diritti e Libertà) ha espresso apprezzamento per la posizione assunta dal presidente Burlando. Ha ribadito che porsi troppe problematiche, e fermarsi nel timore che il provvedimento venga impugnato, significherebbe fermare l’attività legislativa del Consiglio, e, di fatto, diminuirne la forza.
FOGGIA - Ormai gli appelli e le grida di allarme si sprecano come le sollecitazioni cui hanno fatto sempre riscontro le promesse disattese. Quasi una pernacchia alla realtà, quella ospedaliera, gli impegni a rimpolpare organici fermi ad almeno dieci anni fa. «Vedremo, faremo, sbloccheremo... ». Salvo poi a verificare la penuria di assunzioni, attraverso una discriminazione che tocca e penalizza il presidio ospedaliero foggiano, il secondo policlinico pugliese. Si combatte contro un muro di gomma, dicono dirigenti e sindacalisti. La questione, a parte i medici tocca in maniera diretta il personale infermieristico costretto a turni massacranti. Che ne vada dell’efficienza del presidio è assodato, che la sanità foggiana debba pagare in maniera così salata in termini occupazionale il prezzo di una discriminazione regionale è un altro. A prendere posizione stavolta è Giannicola De Leonardis, consigliere regionale del Nuovo centrodestra che, accodandosi all’appello lanciato nei giorni scorsi dal sindacato Nursind degli infermieri foggiani detta: «Gli Ospedali Riuniti di Foggia sono stati ignorati dalla delibera regionale n. 183 del 19 febbraio scorso, nonostante la grave carenza di personale infermieristico più volte denunciata, e nonostante la chiusura e il ridimensionamento di ospedali limitrofi abbia determinato – come prevedibile – un esponenziale aumento dell’utenza, impossibile da affrontare e soddisfare con l’attuale pianta organica”. Giannicola De Leonardis, presidente della settima Commissione Affari Istituzionali della Regione Puglia, invita l’Assessore alle Politiche della Salute, Elena Gentile, a “indicare espressamente se sono previste sin da ora assunzioni di nuovo personale infermieristico e in che quantità per il Policlinico foggiano, per il quale la grave carenza aveva spinto i vertici stessi dell’Azienda a proclamare addirittura lo stato di emergenza, nel tentativo – finora vano – di sensibilizzare gli addetti ai lavori e non solo l’opinione pubblica sulla delicatezza e criticità della situazione. Impegni certi” continua “non possono risolvere la situazione nell’immediato, ma possono almeno infondere speranza e garantire un diverso atteggiamento e una nuova impostazione di programmazioni e politiche finalmente nell’interesse dei cittadini, fin troppo penalizzati e che sono stati i soli finora a pagare lo scotto dei pesantissimi tagli imposti dal Piano di rientro dal deficit e di riordino della rete ospedaliera e assistenziale” la conclusione di De Leonardis. Il Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche, ha sollevato in diverse occasioni il problema della grave carenza di personale infermieristico presso gli Ospedali Riuniti di Foggia: il nostro intervento del febbraio 2013 era un grido di allarme ed un vero e proprio appello a tutte le parti sociali, affinché intervenissero presso il governo Regionale. La stessa Azienda Ospedaliero-Universitaria, dopo i nostri numerosi comunicati e lo stato di agitazione del personale, dichiarava formalmente lo stato di emergenza per la grave carenza di infermieri. La nostra speranza era che lo sblocco delle assunzioni di personale sanitario, almeno in parte, potesse portare un po' di ossigeno al Policlinico Foggiano. Ma agli annunci roboanti del mese scorso sugli organi di stampa, è seguita una delibera regionale (la n. 183 del 19/02/2014) che non prevede alcuna assunzione di personale Infermieristico».
CRISTO RE, LAVORATORI IN PROTESTA: "SENZA STIPENDI DA DUE MESI"
Allarme stipendi al Cristo Re: lo lanciano circa cinquanta lavoratori della struttura, nel sit in organizzato dalla Nursind davanti all'entrata di via delle Calasanziane. "Vergognatevi! Perché non ci pagate? Spiegatelo ai nostri figli" recita lo striscione affisso accanto al cancello centrale, dove ogni giorno entrano 600 dipendenti, mentre fischietti e cori come "Solo rubare! Sapete solo rubare" scandiscono la protesta. È il segretario provinciale della Nursind Marco Lelli a spiegare il perché della rabbia dei dipendenti, soprattutto infermieri: "Vogliamo avere certezza sul pagamento degli arretrati: sono tre mesi che non prendiamo le competenze accessorie, come i festivi e il notturno. L'ultimo stipendio è datato 7 febbraio, voci di corridoio fanno pensare che la situazione si sblocchi ad aprile o addirittura a giugno. Finora non è arrivato nessun comunicato ufficiale dalla direzione dell'Ospedale". E allora i lavoratori rispondono con nuove iniziative: "C'è una collega al 7º giorno di sciopero della fame - racconta Lelli - Domani saremo in assemblea dentro il Cristo Re per vedere altre forme di protesta: non tralasciamo l'idea di salire sul tetto". Cosa blocca la risposta dell'amministrazione? "Il Cristo Re è sotto concordato preventivo, perché sta cambiando gestione - precisa il rappresentante sindacale - da Ente morale sta passando al gruppo Giomi, ma questo non è facile se non c'è l'accreditamento bancario. Con questa scusa per ora hanno fermato il pagamento degli arretrati". Per facilitarlo i dipendenti "la scorsa estate hanno accettato la conciliazione dove si rinunciava a tutto il pregresso per poter agevolare l'ingresso del nuovo proprietario. Loro i sacrifici li hanno fatti, l'azienda no". Lelli sollecita a questo punto "l'intervento della Regione, però di fatto, a parte le voci di corridoio, di ufficiale non è giunto nulla a parte le promesse". (omniroma.it)
TESTO ESAMINATO ED APPROVATO, A MAGGIORANZA, DALLA III COMMISSIONE NELLA SEDUTA DEL 10 MARZO 2014. Testo Unificato della P.D.L. n. 219 (di iniziativa del Consigliere Chiesa) e della P.D.L. n. 320 (di iniziativa dei Consiglieri Ferrando, Benzi, Miceli, Maggioni, Manti, Oliveri, Scibilia): “Disposizioni in materia di esercizio di attività professionale da parte del personale di cui alla legge 10 agosto 2000, n. 251 (Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica)”. Articolo 1 (Attività professionale da parte del personale di cui alla legge 10 agosto 2000, n. 251 (Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica)) 1. Al fine di conseguire una più efficace e funzionale organizzazione dei servizi sanitari regionali, il personale che esercita le professioni sanitarie di cui alla l. 251/2000 e successive modificazioni e integrazioni, operante con rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato nelle strutture pubbliche regionali, può esercitare attività libero professionale, al di fuori dell’orario di servizio, anche singolarmente all’interno dell’Azienda e in forma intramuraria allargata, presso le Aziende sanitarie locali, gli IRCCS e gli altri enti equiparati. 2. La Giunta regionale, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, disciplina, con propria direttiva vincolante ai sensi dell’articolo 8, comma 1, della legge regionale 7 dicembre 2006, n. 41 (Riordino del Servizio Sanitario Regionale) e successive modificazioni e integrazioni, l’organizzazione e le modalità di esercizio dell’attività libero professionale di cui al comma 1. 3. Le Aziende sanitarie, entro centoventi giorni dalla data di adozione della direttiva di cui al comma 2, adeguano i rispettivi atti regolamentari ai contenuti della direttiva stessa, in modo che non sorga contrasto con le loro finalità istituzionali e si integri l’assolvimento dei compiti di istituto assicurando la piena funzionalità dei servizi anche nella continuità della cura a domicilio. Articolo 2 (Clausola di invarianza finanziaria) 1. Dall’attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza regionale.
Il sindacato contesta la riorganizzazione del personale con il licenziamento di quattro infermieri. Per questo è stato proclamato lo stato di agitazione con possibilità di un futuro sciopero dei lavoratori
Ad un mese dalla prima denuncia di NurSind sui problemi che il licenziamento di 4 infermieri e la conseguente riorganizzazione dell'assistenza infermieristica nell'Auxilium Vitae di Volterra comporterà, nessuna risposta concreta è arrivata da parte della direzione dell'azienda.
Per questo, come preannunciato, NurSind ha inviato al prefetto di Pisa e all'assessorato alla Salute della Regione, la comunicazione della proclamazione dello stato di agitazione del personale infermieristico della struttura, comunicazione propedeutica allo sciopero degli infermieri se non si dovesse arrivare ad un accordo conciliativo.
"I motivi per i quali NurSind ha deciso di proclamare lo stato di agitazione - afferma Daniele Carbocci, segretario provinciale NurSind Pisa - sono i seguenti:
- la riorganizzazione della struttura con conseguente diminuzione della dotazione organica di personale infermieristico (verranno licenziati 4 infermieri) mette a repentaglio la sicurezza assistenziale dei pazienti ricoverati in quanto si arriverà nelle due aree funzionali ipotizzate (Cardiovascolare e Neuroriabilitativa) rispettivamente ad un rapporto infermieri/pazienti di 1/34 e di 1/32, assolutamente inadeguato per ottemperare al mandato professionale degli infermieri e al diritto di adeguata assistenza del cittadino ricoverato;
- Il rapporto infermieri/pazienti nelle due unità specialistiche Gravi Cerebrolesi e Cardiorespiratoria non sono adeguati agli standard previsti di 1 infermiere ogni 4 pazienti, vista la complessità assistenziale dei pazienti ricoverati. Ad oggi il rapporto è mediamente di 1/5 e 1/8. Peraltro, data la presenza di pazienti completamente dipendenti da respiratore automatico, tale rapporto dovrebbe spesso addirittura scendere a 1 infermiere ogni 2 pazienti;
- l'assegnazione al personale infermieristico di compiti non propri del profilo professionale (utilizzo di apparecchiature di competenza del profilo professionale del Tecnico di Laboratorio Biomedico) distogliendo gli infermieri dall'attività propria ovvero quella di assistenza ai cittadini ricoverati, aggrava ulteriormente le difficoltà di garantire un'assistenza adeguata, oltre ad esporre gli infermieri a gravi problemi di ordine giuridico;
- ad oggi, nonostante sia stato richiesto, non ci è stato consegnato l'accordo aziendale sui contingenti minimi in caso di sciopero previsti dalla normativa vigente. Non siamo pertanto in grado di sapere se il diritto di sciopero nella struttura sia garantito e soprattutto come provvederà l'azienda a garantire l'assistenza se gli infermieri decideranno di incrociare le braccia.
Non possiamo accettare che ancora una volta si pensi di riorganizzare i servizi sanitari facendone pagare le spese agli operatori e ai cittadini".
Il Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche, ha sollevato in diverse occasioni il problema della grave carenza di personale infermieristico presso gli Ospedali Riuniti di Foggia: il nostro intervento del febbraio 2013 era un grido di allarme ed un vero e proprio appello a tutte le parti sociali, affinchè intervenissero presso il governo Regionale. La stessa Azienda Ospedaliero-Universitaria, dopo i nostri numerosi comunicati e lo stato di agitazione del personale, dichiarava formalmente lo stato di emergenza per la grave carenza di infermieri. La nostra speranza era che lo sblocco delle assunzioni di personale sanitario, almeno in parte, potesse portare un po' di ossigeno al Policlinico Foggiano. Ma agli annunci roboanti del mese scorso sugli organi di stampa, è seguita una delibera regionale (la n. 183 del 19/02/2014) che non prevede alcuna assunzione di personale Infermieristico ed Oss. LA REGIONE PUGLIA HA COMPLETAMENTE IGNORATO IL PROBLEMA DELL'ASSISTENZA AGLI OSPEDALI RIUNITI DI FOGGIA!! L'oggettiva disparità di trattamento nei confronti di altre aziende sanitarie pugliesi, ci fa comprendere come la Regione Puglia non ha alcuna volontà di risolvere i problemi del Policlinico Foggiano. Ovviamente questo notevole risultato non sarebbe stato possibile senza il contributo della Direzione Aziendale, che in piena emergenza infermieristica pensava bene di chiedere alla Regione l'autorizzazione per l'assunzione di quattro Dirigenti del Sitra a fronte dei due previsti, con buona pace di chi lotta per difendere diritti e prerogative che continuano ad essere esclusivo appannaggio di alcuni e un sogno per altri. Il Nursind continuerà nella sua opera di sensibilizzazione, di denuncia e di pressione nei confronti della Regione Puglia, delle parti sociali, della Direzione Aziendale e dei lavoratori, fino a quando non ci sarà personale infermieristico e di supporto adeguato agli standard assistenziali che il Policlinico Foggiano merita, NOI NON CI RASSEGNAMO!
Il Segretario Prov.le NurSind Foggia Dott. Giampietro Giuseppe
Al Santa Maria di udine arrivano 12 dipendenti a tempo determinato. Il segretario Caslli: inaccettabile senza graduatorie o avvisi di Alessandra Ceschia
UDINE. Tra richieste di aspettativa, periodi di maternità, congedi parentali e assenze per malattia al Dipartimento materno infantile l’Azienda ospedaliero universitaria si è trovata dinanzi a una grave carenza nel contingente di personale infermieristico e ostetrico.
Ed è proprio per fronteggiare queste carenze di organico che il Santa Maria della Misericordia ha deciso di reclutare una dozzina di collaboratori professionali a tempo determinato attraverso una convenzione stipulata con un’agenzia interinale. È bastato a sollevare le proteste del Nursind, il sindacato per le professioni infermieristiche che chiede di procedere scorrendo le graduatorie o tramite avvisi.
A dicembre scorso era stato lo stesso direttore della Clinica Diego Marchesoni a dare l’allarme in relazione alla situazione dell’organico: su 27 professioniste a tempo pieno 8 erano in maternità. E su cinque a part-time, una ne mancava, pure quella in maternità. Inutile dire che, a ranghi ridotti e con le epidemie influenzali tipiche della stagione, garantire gli alti standard di servizio che sono ricorrenti al Santa Maria non è stata cosa semplice.
C’era la necessità di assicurare quantomeno il fabbisogno storico consolidato al 31 dicembre 2010 che era finito sotto di ben dieci unità e garantire la copertura delle esigenze temporanee o straordinarie necessarie a porre in sicurezza la continuità delle cure in situazioni particolarmente critiche. L’azienda aveva adottato tutte le soluzioni riorganizzative possibili e per lungo tempo turni in quarta e straordinari sono stati la regola, ma non era possibile andare oltre, senza contare che un’assenza improvvisa poteva avere ripercussioni gravi sul servizio.
E così si è arrivati alla decisione di coprire le dieci unità mancanti e di estendere il contingente a ulteriori due unità da impiegare per ragioni di carattere sostitutivo. La delibera è stata firmata nei giorni scorsi dal direttore generale Mauro Delendi per la fornitura mediante servizio di somministrazione di lavoro temporaneo di personale infermieristico/ostetrico. Una dozzina di Ifermieri/ostetrici categoria D da reclutare attraverso l’agenzia per il lavoro “Talea Srl”.
È bastato per sollevare le proteste degli infermieri iscritti al Nursind. «Nel febbraio 2013 l’Azienda ospedaliero universitaria ha bandito un avviso pubblico per infermieri - scrive una precaria –. Per l’espletamento è stata effettuata prima una preselezione e poi un colloquio. Per molti infermieri speranzosi questo ha rappresentato la speranza di avere un posto di lavoro anche precario. La selezione ha portato alla redazione di una graduatoria a oggi utilizzata pochissimo. Fino a qui niente di male, si può pensare che l’azienda non abbia avuto necessità. Fino a quando, però, all’albo dell’azienda è comparsa una delibera che ha suscitato non poca rabbia a me e ai miei colleghi».
Èd è il direttore generale Mauro Delendi a intervenire e a spiegare il motivo del ricorso alla convenzione con un’agenzia interinale.
«Attualmente non abbiamo graduatorie per ostetriche - chiarisce Delendi – il fatto di aver dovuto ricorrere al lavoro interinale è dovuto alla necessità di sopperire a una serie di carenze di organico in maniera rapida. Non c’era il tempo per fare un avviso per un incarico a tempo determinato in sostituzione a una serie di maternità e di malattie. L’avvio della procedura, la pubblicazione, la selezione con la valutazione dei titoli e il colloquio avrebbero richiesto almeno un mese e mezzo e avevamo urgente necessità di garantire il servizio all’utenza» chiarisce il direttore.
Una spiegazione, questa, che per il segretario amministrativo del Nursind Afrim Caslli, da sola, non basta a tranquillizzare la categoria. «Se dalle graduatorie non si poteva attingere per le ostetriche - osserva – allora era bene procedere attraverso un avviso di selezione. Siamo indignati - incalza – siamo alle prese con problemi di disoccupazione fra gli infermieri e con un crescente numero di precari che fanno sacrifici per spostarsi da un ospedale all’altro e fare le sostituzioni, si investe tempo e denaro per fare gli affiancamenti nei reparti che richiedono da 2 a 6 mesi di pratica e poi si fanno le sostituzioni con gli interinali, spesso stranieri che non hanno mai fatto affiancamento. Così il precariato non può che aumentare» protesta Caslli.
La politica di alcuni territori della provincia di Ancona sostiene che nelle strutture sanitarie mancano i “Primari”. Non si capisce bene se la politica non è a conoscenza dei problemi veri … o “finge di non conoscerli”. Con la scusa della “spending review” la politica regionale si è auto-incensata evidenziando i comportamenti virtuosi che hanno consentito il raggiungimento dell'equilibrio di bilancio, con il mantenimento dei servizi ai cittadini. Sulla base di ciò qualcuno dovrebbe spiegare come sia stato possibile garantire gli stessi servizi con una diminuzione di circa1.000 operatori (la vera fonte del risparmio). I dati reali dicono che sono stati tagliati oltre 1.200 tra Infermieri e Operatori di Supporto e che sono stati tagliati i servizi alle persone! La politica, in quel caso, dov'era? E perchè è rimasta in silenzio?
Per la politica potrebbe essere utile sapere che: la situazione demografica è profondamente cambiata, con un importante innalzamento della vita media; la situazione epidemiologica si caratterizza per un significativo aumento delle malattie cronico degenerative; le situazioni socio-economiche dei singoli in troppi casi obbligano le persone a delle scelte, con ripercussioni negative nello stato di salute; la popolazione della Regione Marche ricompresa nella fascia di età 65-74 aa è pari al 10,7%; la popolazione della Regione Marche ricompresa nella fascia di età > di 75 aa è pari al 11,7% (tra le più alte sul territorio nazionale); nella Regione Marche sono presenti 637.079 famiglie (dati Comuni d'Italia) e che le famiglie con la presenza di almeno una situazione di disabilità sono circa 65.000 (dati codice argento); ….
Sulla base delle situazioni presentate, la politica potrebbe veramente fare la propria parte (in particolare l'associazione dei Comuni), non tanto per richiedere la copertura dei posti di “primario”, quanto per pretendere l'adeguatezza dei servizi ai cittadini. Possibilmente con quel potenziamento dei servizi territoriali, da sempre auspicati ma mai realizzati.
Gli indirizzi dei livelli internazionali (OMS) e dei livelli governativi (PSN e PSR) raccomandano forti investimenti nelle cure primarie, con attivazione di modelli già sperimentati da tempo in altri Paesi, come l'infermiere di famiglia, la medicina d'iniziativa, il chronic-care-model, etc. etc..
Forse la politica dovrebbe informarsi sui recenti dati OCSE dove si evidenzia: • il rapporto medici ‰ abitanti nel nostro Paese risulta eccedente di 1 medico ogni 1.000 abitanti (+60.000); • il rapporto infermieri ‰ abitanti nel nostro Paese risulta in difetto di 1,5 infermieri ogni 1.000 abitanti (-90.000).
Fermo restando il fatto che i dati OCSE vanno “presi con le pinze”, tenuto conto delle differenziazioni presenti nei diversi Paesi, … rimane il fatto che il “gap” rimane pesantissimo … e non vede solo chi non vuole vedere.
É giunto il momento che la politica apra gli occhi, a partire dalla assoluta necessità di rivedere i modelli organizzativi e i sistemi di cura e di assistenza, tenuto conto sia dei nuovi bisogni delle persone, sia la diversa formazione dei professionisti, ripensando anche ai ruoli e alle responsabilità. La copertura dei posti di primario è l'ultimo dei problemi.
RIASSUNTO:La Commissione Salute e Sicurezza sociale del Consiglio Regionale ha approvato il testo unico che riorganizza l'attività libero professionale delle categorie sanitarie non mediche
La svolta riguarda circa 20mila operatori del settore sanitario:infermieri, tecnici sanitari (che operano in laboratori d'analisi e servizi di radiologia), tecnici di riabilitazione e prevenzione.
La Commissione Salute e Sicurezza sociale del consiglio regionale, presieduta da Valter Ferrando (Pd), ha approvato a larghissima maggioranza (contrario Alessandro Benzi di Sel con Vendola) il testo unico che riorganizza l'attività libero professionale delle categorie sanitarie non mediche.
"Il provvedimento - spiegono i promotori - tende a garantire una maggiore continuità assistenziale e favorisce uno sviluppo integratio delle professionalità".
Il testo è frutto dell'unificazione di due proposte di legge in materia: una era stata presentata da Ezio Chiesa (Gruppo misto -Liguria Viva), la seconda da Valter Ferrando (Pd) e altri consiglieri di maggioranza.
Di fatto, autorizza il personale sanitario non medico a svolgere attività libero professionale singolarmente (oggi può essere svolta solo in equipe a supporto del medico).
Obiettivo: assicurare continuità assistenziale fra ospedale, territorio e domicilio.
"L'attività libero professionale potrà essere esercitata nella stessa azienda saniatria in cui il professionista presta la propria opera oppure in regime di intramoenia allargata e dovrà essere regolarmente autorizzata".
In seguito, "entro 30 giorni dall'entrata in vigore della legge la giunta regionale dovrà emanare linee guida a cui dovranno attenersi le aziende saniatrie per redigere l'elenco di chi intende svolgere l'attività libero professionale e organizzare il servizio. Entro i 120 giorni successivi, le ASL dovranno adeguarsi alle nuove norme".