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Pubblicato Sabato, 08 Marzo 2014 10:26
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Dedicato alle 260.500 Infermiere italiane, che si prendono cura 365 gg l'anno dei pazienti, ma anche dei figli e dei mariti, pure bisognosi di assistenza.
A tutte le infermiere del Mondo, per il loro incessante impegno e incondizionato spirito di sacrificio nel donare un sorriso e assicurare prestazioni sanitarie professionali, con discrezione, sensibilità e passione.
Un mare di mimose a tutte!

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Pubblicato Sabato, 08 Marzo 2014 10:23
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dal Il Messaggero di Latina
Finisce in Parlamento la situazione dei pronto soccorso e quella dell'Ospedale "Goretti" di Latina in particolare. Qui un infermiere, dopo l'aggressione, è stato colto da infarto. A rivolgersi al ministro della salute, Beatrice Lorenzin, che durante la sua visita a Latina era stata anche al pronto soccorso, è la senatrice del Movimento 5 stelle Ivana Simeoni. Infermiera per una vita, l'esponente pontina dei "grillini" ricorda come «emerge una grave ed oggettiva carenza dal punto di vista della sicurezza del personale causata dal sovraffollamento dei pronto soccorso e dalla riduzione del personale medico nelle strutture sanitarie ». Per questo ricorda che «la concentrazione di utenza nei pronto Soccorso ha dato luogo a numerosi episodi di impazienza da parte dei cittadini, costretti ad aspettare per ore il proprio turno in striminzite sale d'attesa talvolta con scarse condizioni igienich e, sfociati anche in episodi di violenza » e che «la problematica «dovrebbe rientrare nelle priorità del nuovo patto della salute che dovrà essere a breve stipulato tra le Regioni ed il Governo». La Simeoni chiede comunque al ministro «quali iniziative intenda intraprendere al fine di migliorare il livello di sicurezza all'interno degli ospedali e delle strutture di Pronto Soccorso nonché a tutela degli operatori del servizio di emergenza territoriale garantendo al personale medico e paramedico di poter svolgere il proprio lavoro in piena sicurezza».
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Pubblicato Sabato, 08 Marzo 2014 10:21
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da http://www.dipendentistatali.org/
lun, feb 24, 2014 Giovanna Fraccalvieri

Negli ultimi anni sono stati circa 3300 gli impiegati pubblici scoperti dalla guardia di finanza a svolgere un doppio lavoro.Il guadagno totale di questi soggetti va complessivamente oltre i 20 milioni di euro con un danno alle casse dello Stato di 55 milioni di euro.
Ma cosa dice la legge a proposito del doppio lavoro? È consentito? E se sì, a quali condizioni?
La normativa ha regolamentato le attività extra-professionali nel pubblico impiego a partire dal ‘96, quando sono state aperte le porte al part time; in questo caso il dipendente, riducendo il proprio orario di lavoro, può dedicarsi ad un’attività da libero professionista. Al di fuori di questo settore, i dipendenti possono esercitare un doppio lavoro a titolo occasionale e saltuario. C’è, infine, il decreto 265 del 2001, che parla della possibilità di esercitare un’attività extra, previa autorizzazione della società di appartenenza. Ciononostante, soprattutto tra i dipendenti pubblici con stipendi medio bassi, si registrano diversi casi di doppio lavoro non regolamentati. Ciò dipende dal fatto che è molto difficile ottenere la legalizzazione delle attività extra a causa di problematiche connesse alla poca trasparenza nel settore, a normative fin troppo generiche che finiscono col trattare casi simili in maniera diversa da ufficio a ufficio, nonché dalla scarsa informazione diretta ai dipendenti riguardo alle modalità di regolarizzazione. Chi viene scoperto rischia sanzioni disciplinari e in alcuni, rarissimi casi, il danno erariale (restituire il denaro ottenuto svolgendo il doppio lavoro) ed il licenziamento.

Infermieri doppio lavoro
Negli anni scorsi sono balzati agli onori della cronaca i casi di alcuni dipendenti pubblici, in particolare infermieri, scovati dalla guardia di finanza per aver svolto clandestinamente doppio lavoro. Eclatante il caso del policlinico Sant’Orsola di Bologna dove, più di 30 infermieri arrotondavano il proprio stipendio grazie al doppio lavoro. Sembra che diverse delle persone segnalate abbiano agito in buona fede, inconsapevoli dei vincoli del proprio contratto di lavoro al punto da pensare di regolarizzare la propria posizione aprendo una partiva Iva personale. Infine, a comprovare la buona fede degli infermieri, c’è anche il fatto che hanno regolarmente dichiarato i redditi percepiti.
Infermieri doppio lavoro: Una scelta consapevole?
Il caso appena menzionato, come tanti altri simili, dimostra che c’è scarsissima informazione rispetto alla normativa vigente e che, di fatto, molto spesso i dipendenti che percepiscono uno stipendio medio-basso scelgono per necessità la strada del doppio lavoro. I media divulgano i fatti di cronaca eclatanti e le relative “grandi sanzioni”, ma raramente vengono prese in considerazione le tante problematiche economiche che trascinano inesorabilmente nel lavoro sommerso.
Infermieri doppio lavoro: normativa generica e confusione amministrativa
La normativa vigente consente la regolarizzazione del doppio lavoro ma, essendo molto generica, da adito a difficili interpretazioni. Le stesse amministrazioni hanno dimostrato, a più riprese, una totale inettitudine rispetto alla gestione degli incarichi extra-professionali. Infine, troppo spesso accade che la questione venga risolta a discrezione delle singole amministrazioni; in alcuni casi, per esempio, vengono autorizzate fino a 30 prestazioni extra annuali senza valutare, però, le circostanze che spingono un infermiere a cercare un reddito alternativo.

Infermieri doppio lavoro: il peso della crisi economica
Per molti infermieri il doppio lavoro diventa un’esigenza sempre più attuale e nella loro stessa situazione si trovano molti altri dipendenti pubblici. Il problema è che ci sono anche diversi lavoratori tagliati fuori dal settore pubblico e che, riuscendo a lavorare solo nel privato, finiscono col subire la “concorrenza sleale” del dipendente che svolge doppio lavoro.
Infermieri doppio lavoro: la situazione attuale
Statisticamente, a fronte di tutte queste problematiche, il dipendente finisce con l’esercitare comunque il doppio lavoro, a prescindere da qualsiasi autorizzazione. Per evitare il lavoro sommerso, quindi, sarebbe opportuna una maggiore informazione in merito; gli enti preposti al rilascio dei nulla-osta”dovrebbero emettere delle circolari esplicative, delle guide complete e chiare dotate delle diverse modalità attuative come, per esempio, stabilire un limite di giornate di lavoro extra al quale l’infermiere deve attenersi.
Purtroppo, la realtà è un’altra: continua ad esserci molta confusione in materia e, di conseguenza, per non sbagliare le diverse amministrazioni finiscono spesso col propendere per il diniego alla regolamentazione del doppio lavoro.
Infermieri doppio lavoro: quale strada intraprendere?
Nonostante tutte le difficoltà sopra menzionate, la strada da percorre è sempre quella della regolarizzazione. Il dipendente, scontrandosi con un sistema così farraginoso sarà tentato dall’intraprendere la strada del sommerso, soluzione da evitare assolutamente perché, essendo illegale, potrebbe danneggiare il lavoratore stesso.
Per quanto concerne la regolamentazione del doppio lavoro per gli infermieri, questi ultimi possono svolgere poche attività extra e, spesso, non vengono concesse neanche queste, in quanto, potrebbero influire negativamente sulle capacità psico fisiche del sanitario facendone diminuire il rendimento sul posto di lavoro pubblico.

Infermieri doppio lavoro: la classe medica
Paradossalmente, la stessa regola non vale per i medici ai quali è concesso esercitare sia privatamente che pubblicamente. Non dovrebbe anche in questo caso valere la considerazione che un doppio lavoro per un sanitario può risultare faticoso e, di conseguenza, dannoso per il proprio operato?
Giovanna Fraccalvieri
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Pubblicato Sabato, 08 Marzo 2014 10:11
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da http://www.atlasorbis.it/
Tutte le problematiche sul "doppio lavoro" riassunte in 14 punti:
Al termine di uno studio approfondito, della trattazione di migliaia di quesiti tecnici inerenti le attività extraprofessionali dei pubblici dipendenti e a seguito di confronti diretti con le problematiche evidenziate dai dipendenti stessi, è utile elencare di seguito un elenco delle maggiori incognite e complicazioni che gravitano attorno alle attività extra, ai secondi lavori.
Problematiche spesso connesse alla poca trasparenza nel settore, a normative fin troppo generiche che apportano quozienti indecifrati di casi similari trattati in maniera diversa da ufficio a ufficio, nonché incognite tecniche connesse allo sviluppo attuativo delle attività e alla poca cognizione che elargiscono le stesse amministrazioni nel rendere edotti i dipendenti delle normative di settore e delle modalità di regolarizzazione. Queste problematiche sommate, con numeri di portata realmente gravosa che nessuno vuole considerare, formano la ragnatela del lavoro sommerso scaturito dalla sempre più emergente necessità dei dipendenti di avere un reddito alternativo non come hobby, ma bensì per concrete necessità familiari connesse all’evoluzione generazionale e sociale.
Questi punti altro non sono che una sommatoria di problematiche reali emerse nel confronto con i dipendenti e che tutt’ora costituiscono la zavorra emblematica che blocca il sistema. Questi punti saranno presto presentati al vaglio di enti istituzionali al fine di trattare in maniera approfondita e (si spera…) sviluppare una volta per tutte i dilemmi scaturiti dal confronto tra dipendenti e amministrazioni per un’evoluzione comune rapportata alla crescita sociale.
1) “Tempistiche di trattazione delle istanze”. “Sarebbe opportuno uniformare al meglio le tempistiche di gestione delle istanze di autorizzazione. Nel decr. 165/01, si parla di 30 giorni, arco temporale che viene puntualmente disatteso con attese che si protraggono anche per mesi. Molte amministrazioni esclamano che i giorni decorrono da quando il Ministero riceve la pratica che spesso si ferma negli uffici territoriali per tempi indeterminati. Sarebbe opportuno uniformare le tempistiche delle amministrazioni e dare un tassativo arco temporale di trattazione agli uffici periferici per l’inoltro al Ministero.
Un’autorizzazione media viene conferita in non meno di 60 giorni. Un limite burocratico inaccettabile nell’era dell’informazione e della posta elettronica certificata.”
2) “Numero limite di prestazioni extraistituzionali annuali: ogni amministrazione impone un limite del tutto discrezionale e non basato su normative ne tantomeno su congrue e razionali basi connesse al buon senso e al controllo dei singoli casi. Sarebbe opportuno segnalare un limite chiaro di prestazioni esercitabili e con la specifica chiara che le stesse possano essere tramutate anche in prestazioni orarie.
Molte amministrazioni, in via discrezionale autorizzano fino a 30 prestazioni extra annuali senza valutare i casi. Uniformare 30 prestazioni annuali per tutti, in considerazione delle diverse mansioni esercitate dai dipendenti nella propria amministrazione e soprattutto delle esigenze del singolo, appare un orientamento troppo riduttivo anche considerando le normative di settore che si discostano da tale orientamento puramente discrezionale. Difatti il lavoro occasionale cosi come disciplinato dalle normative vigenti prevede una soglia di 30 prestazioni annuali per singolo committente”
3) “Limite annuale di remunerazione: offrire un limite congruo di prestazioni annuali (inteso come numero) appare ovvio affinchè l’attività extra non vada a gravare eccessivamente sul rendimento del dipendente.
Ma il limite discrezionale di euro 5000 lordi di remunerazione per la somma delle prestazioni annuali che molte amministrazioni, in via del tutto discrezionale, pongono come limite, appare eccessivamente illogica. Difatti il semplice “percepire remunerazione” non comporta certamente onere psico-fisico per il dipendente. Anzi, ne migliora le qualità morali ed economiche. Esistono soggetti che per la loro specializzazione, potrebbero esercitare cinque prestazioni extra annuali del tutto occasionali e senza gravame per l’attività istituzionale e percepire 3.000 euro per singola prestazione in relazione alla propria specializzazione e competenza. Quindi una più corposa remunerazione a fronte di attività, prestazioni e gravami del tutto marginali. A tal proposito, sarebbe pertanto utile specificare adeguatamente i limiti, contando che il margine di remunerazione non appare un requisito tale da radicare basamenti di eccessivi oneri a carico del dipendente. Appare chiaro che “il semplice percepire remunerazione” non comporta gravame psico-fisico in carico al dipendente. A tal proposito solo un eccessivo numero di prestazioni può comportare una simile contingenza. Da evidenziare inoltre che la reale normativa vigente inerente il lavoro autonomo occasionale prevede 5000 euro lordi intesi “per singolo committente”.
4) Competenza delle amministrazioni e rapporto con i dipendenti: Solo alcune amministrazioni hanno emesso circolari esplicative. Ma queste sono comunque molto generiche e carenti di vere modalità attuative del regime autorizzatorio contrapposto ai regimi fiscali consentiti, casistiche di settore e limitazioni chiare ed esplicite. Sarebbe opportuna una maggiore informazione in merito, delle guide complete chiare e trasparenti per evitare il sommerso.
I reclami per inottemperanze e irregolarità delle amministrazioni nella trattazione delle istanze, compresi ritardi e negligenze, non vengono spesso esposti dai dipendenti all’ufficio ispettorato istituito presso il Dipartimento Funzione Pubblica per paura di ripercussioni. Statisticamente il dipendente, a seguito di espresse problematiche, esercita comunque l’attività nel sommerso, ragion per cui sarebbe utile una presa di posizione più trasparente e maggiore competenza da parte degli enti preposti al rilascio dei nulla-osta.”
5) Chiarezza e trasparenza delle normative: normative poco chiare e contrapposizione tra il vecchio ordinamento e le nuove disposizioni. I dipendenti lamentano che il regime autorizzatorio presenta chiare divergenze in considerazione del soggetto preposto alla trattazione. Ciò è dovuto al fatto che l’ordinamento di settore di tutte le amministrazioni vieta ogni attività extra a priori. Il decr. 165/2001 in linea generica presenta un’apertura in tal senso previa autorizzazione. Ma il riferimento delle amministrazioni permane il regolamento storico basato per tutti sul d.p.r. n. 3 del 1957 che viene prontamente indicato in ogni forma di orientamento o diniego. Questa congiuntura presuppone il fatto che l’amministrazione non sbaglia ne a conferire un’autorizzazione ne a negarla. Chiaramente, spesso per non sbagliare, la bilancia flette inesorabilmente verso il diniego.
Sarebbe opportuno uniformare un nuovo ordinamento UNICO che non contrapponga due norme che sono al momento totalmente opposte creando difficoltà attuative, ma fornisca un univoco orientamento di settore rivolto in un’unica direzione evitando prese di posizione radicate unicamente sulla discrezionalità e sull’arbitrarietà del singolo soggetto preposto alla trattazione del nulla-osta.
6) Dettaglio chiaro dei conflitti di interesse. Questa frase è troppo abusata senza criterio. Viene elargita in base alla pura discrezione di un capo ufficio sul sentimento arbitrario. Servirebbe una chiara esposizione anche in relazione ai cosiddetti motivi di opportunità connessi all’esposizione al pubblico. Tutte fattispecie totalmente lasciate alla pura discrezionalità di un soggetto che rilascia i nulla osta, con la conseguenza dell’emersione di risultanze dissimili per casistiche dagli elementi tecnici pressoché identici.
7) Valutazione concreta degli aspetti del singolo. Valutazione degli aspetti familiari del singolo, delle contingenze che spingono un dipendente a dover cercare obbligatoriamente una rendita o un reddito alternativo. Una voce da sempre inascoltata ma che al momento costituisce una contingenza reale degli aspetti sociali più imponenti. Non vengono minimamente prese in considerazione le effettive contingenze che obbligano un dipendente a cercare un reddito alternativo. Viene valutata freddamente solo l’istanza di autorizzazione senza prendere in considerazione le effettive problematiche del singolo. Una fattispecie che apre le porte al lavoro sommerso.
8) Condizioni di precariato: coloro che hanno dei contratti a tempo determinato o comunque part-time con orario superiore al 50%, sono comunque sottoposti al regime delle incompatibilità con uno stipendio ridotto spesso non idoneo ad un buon tenore di vita. Anche per questi soggetti hanno valenza le medesime limitazioni di tutti gli altri dipendenti che hanno orario full-time, senza un’uniformità di giudizio relazionato al tenore di vita e alle esigenze del singolo.
9) Impresa familiare: art. 230 bis del cod. civile. Totale carenza di dettagli attuativi inerenti i processi autorizzatori. Nei casi in cui l’attività di aiuto o collaborazione in attività familiari non sia continuativa, non si configura giuridicamente la fattispecie di impresa familiare prevista dalla legge. La legge stessa lo dispone chiaramente. Nella maggioranza dei casi, tra l’altro, trattasi di attività gratuita, senza vincoli e con pura occasionalità. Non essendo retribuita rientra tra le attività non soggette ad autorizzazione come nelle previsioni dell’art. 53 del decr. 165/01. Eppure le istanze vengono soventemente respinte senza valutazione delle singolarità anche in contesti in cui la fattispecie giuridica di “impresa familiare” non si configura.
10) Fondi agricoli a conduzione familiare. Le autorizzazioni vengono elargite con un limite di introiti di 7.000 euro lordi annuali. Nelle autorizzazioni non vengono considerate le spese di gestione (acquisto dei mezzi, relativa gestione e manutenzione annuale, nonché spese per braccianti soggetti esterni che vengono impiegati nei periodi di raccolto). E’ chiaro che il limite imposto dalle amministrazioni sia un limite non radicato sull’oggettività delle casistiche. L’introito totale di 7000 euro annui per un utente corrisponde ad un guadagno effettivo più che dimezzato. Di conseguenza per ottenere un guadagno minimo di appena 7.000 euro effettivi annui (commisurati ai rapporti di fondo agricolo a conduzione familiare) sono necessari introiti e fatturati molto maggiori considerando le spese gestionali.”
Pertanto i tetti valutativi non dovrebbero essere radicati su semplici condizionamenti numerici senza effettivo riscontro realistico, ma su contingenze reali che contraddistinguano le basi di un’attività anche occasionale in questo settore.
11) Forti divergenze normative: nei casi in cui un dipendente richieda la possibilità di esercitare attività occasionali a favore di privati, viene negato il nulla osta in relazione al regolamento (d.p.r. n. 3 del 1957 e conseguenti e similari regolamenti delle amministrazioni) considerando anche la poca circoscrivibilità.
A tal proposito sarebbe utile emanare una direttiva trasparente sulle modalità attuative, mentre spesso sopraggiungono dinieghi senza offrire disposizioni in merito. Utile sarebbe proporre delle alternative del tipo: dare un limite con tanto di autocertificazione, e se il dipendente non ottempera alle limitazioni imposte, ne paga le conseguenze. Una delle possibili risoluzioni alternative al diniego perenne che aprirebbero le porte all’emersione delle attività da sempre sommerse.
12) Committenti compatibili: in considerazione dell’alta divergenza tra le normative, se il regolamento primario vieta attività rese a favore di privati, di società aventi scopo di lucro o comunque attività privatistiche con connotazioni autonome, e la nuova normativa prevede genericamente il via libera alle attività previa autorizzazione. Alla luce di questa contrapposizione, quali sono i committenti compatibili e soprattutto quali le attività, in considerazione del fatto che la vecchia normativa vieta praticamente ogni strada e la nuova non specifica nulla in merito?
Serve una direttiva trasparente e soprattutto concreta.
13) Reiterazione del processo autorizzatorio. E’ in voga la consuetudine che la medesima autorizzazione con specifici ed idonei requisiti tecnici di occasionalità connessi ad un’attività extra, venga concessa nel primo anno e non concessa nell’anno successivo, segnalando il fatto che reiterando l’istanza si perdono i requisiti di occasionalità. Sarebbe utile fornire alle amministrazioni nozioni tecniche e specifiche su questo fattore, considerando il fatto che giuridicamente un’attività con specifici requisiti tecnici di occasionalità non connessi ad un ciclo produttivo fisso e continuativo del committente non presuppongono attività continuativa anche se l’esercizio dell’attività occasionale viene continuata l’anno successivo. Giuridicamente i requisiti di occasionalità permangono a tutti gli effetti.
14) Dinieghi determinati da elementi astratti. Gli eventuali dinieghi di autorizzazioni, dovrebbero essere determinati da specifici elementi probatori connessi anche alla dichiarazione dell’istante, e non da elementi astratti ed ipotetici su eventuali elementi difformi da quanto dichiarato. In tal caso sarebbe utile definire un iniziale avvertimento nell'istanza ammonendo il dichiarante che autocertifica gli elementi attuativi dell’attività. Al contrario molto spesso i dinieghi sono radicati sulla base di astratte eventualità che il dipendente possa non seguire le regole o le limitazioni imposte, fattore invece connesso alla sua propria responsabilità. A tal proposito, quindi, invece di negare a priori le autorizzazioni per evitare eventuali sregolatezze del tutto ipotetiche, sarebbe utile dare al dipendente la facoltà di autocertificare gli elementi attuativi dell’attività con piena responsabilità soggettiva qualora gli stessi non siano eseguiti entro i termini della dichiarazione.
Medesimo fattore deve essere valutato in relazione alla possibilità di utilizzare la partita iva per attività occasionali.
Studio di: Massimiliano Acerra.
www.doppiolavoro.com
01/09/2013
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Pubblicato Sabato, 08 Marzo 2014 10:08
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da http://roma.corriere.it
LATINA - Ennesima aggressione al pronto soccorso di Latina, forse uno dei più disastrati del Lazio. A fare le spese della violenza del congiunto di un paziente in quel momento preso in carico dai sanitari, è stato un infermiere 40enne colto da malore e stramazzato al suolo dopo l’aggressione, prima verbale e poi fisica, del parente alterato. Polemica sulle condizioni di lavoro e sulla scarsa sicurezza soprattutto di notte, quando non è assicurata la presenza della polizia in una struttura d’emergenza che vanta accessi record. NOTTE, IL FAR WEST - I fatti si sono verificati durante il turno di notte tra martedì 18 e mercoledì 19: il parente di un paziente, stanco per la coda al pronto soccorso, si è accanito contro l’operatore - poco più che 40enne e con una lunga esperienza in ospedale - che si è accasciato a terra colto da un infarto. Subito curato dai colleghi è stato ricoverato in unità coronarica all’ospedale Santa Maria Goretti dopo che gli esami specialistici hanno diagnosticato una «sindrome da spasmo coronarico»: se non fosse stata gestita tempestivamente sarebbe stata per mortale per l’infermiere. STRUTTURA INADEGUATA - «Un fatto increscioso - dice il primario del pronto soccorso di Latina, Mario Mellacina - che toglie ulteriore tranquillità a tutti gli operatori di una struttura che opera in condizioni pietose e con risorse ridicole. Spesso - dice Mellacina - ci troviamo con 30 pazienti fermi in attesa di ricovero anche due giorni, in un pronto soccorso che tiene 22 pazienti. Siamo al far west: veniamo aggrediti in continuazione e non siamo protetti da nessuno, in balia di persone incivili e pronte alla violenza. E’ stata un’aggressione gratuita e siamo stanchi di subirne». In passato al Goretti si erano registrate altre violenze. «Negli ultimi tempi questa situazione è diventata quasi la normalità - aggiunge Mellacina - manca una sorveglianza notturna e c’è una situazione di oggettiva difficoltà legata al boom di richieste di assistenza, che si scontrano con la mancanza di spazi». AUMENTO AGGRESSIONI - Immediata la reazione del Nursind, sindacato delle professioni infermieristiche di Latina, che recentemente aveva segnalato le gravi carenze del pronto soccorso pontino proprio per via dei rischi cui sono sottoposti i suoi lavoratori. Sulla vicenda interviene anche Gennaro Giorgi, vice presidente dell’Ipasvi (la Federazione nazionale collegi infermieri professionali, assistenti sanitari, vigilatrici d’infanzia). Secondo Giorgi l’aggressione agli infermieri è « una situazioni a cui si deve mettere fine garantendo la sicurezza nei Dea con un posto di vigilanza notturna. Nel 2013 gli episodi di violenza contro il personale sanitario sono aumentati - sottolinea Rocco - sintomo di una situazione di emergenza negli ospedali che ormai è arrivata al collasso, con strutture di pronto soccorso sovraffollate, carenza di personale e turni massacranti. Questo esaspera i cittadini - conclude - ma gli infermieri non possono subirne le conseguenze». UNITA’ DI CRISI - Anche la Asl di Latina è a conoscenza del problema, ed il nuovo manager Michele Caporossi - insediato da pochi giorni - ha infatti messo tra le priorità del suo mandato quello di risolvere, o quanto meno arginare, il caos del reparto di emergenza pontino. Caporossi, che ha fatto visita al paziente aggredito per sincerarsi delle sue condizioni, ha istituito subito una unità di crisi ad hoc che si riunirà già giovedì 20 per esaminare il caso del pronto soccorso e prendere le prime decisioni in merito. ] (Ansa)
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Pubblicato Sabato, 01 Marzo 2014 14:14
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ECCO L'ARTICO PUBBLICATO SULLA NAZIONE
CRONACA LOCALE DI MASSA E CARRARA DEL 01/03/2014

ECCO L'ARTICO PUBBLICATO SUL TIRRENO
CRONACA LOCALE DI MASSA E CARRARA DEL 04/03/2014

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Pubblicato Giovedì, 20 Febbraio 2014 13:53
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(AGENPARL) - Roma, 18 feb - "Alle h 20.45 (Dati Gipse) erano assistiti al pronto soccorso 109 utenti (su un numero ottimale di 40) di cui 41 in attesa di ricovero. Per trovare posto in un'Unità Operativa si superano le 7 ore. Ci sono 23 persone in attesa di essere visitate di cui il primo attende da 6h e 5 min, letti in corridoio in tutto il nosocomiO. Sono richieste barelle in tutte le Unità Operative. Alle h 14.00 c'erano ben 9 ambulanze bloccate". Lo comunica, in una nota, il Nursind. "E' ora di dire basta - aggiunge il comunicato - Ci rivolgiamo di nuovo al presidente della Regione Lazio Zingaretti e al Direttore Generale Morrone. L'Organizzazione sindacale dice basta a questo Sistema Sanitario Regionale che usa i pronto soccorso come reparti di degenza snaturando la vera 'mission' dell'Unità Operativa, che ridimensiona la professionalità del personale sanitario, personale che dedica gran parte dell'attività lavorativa ad assistere in condizioni incivili utenti la cui colpa è solo quella di richiedere un'assistenza umana e rispettosa della propria dignità". "Al presidente della regione Nicola Zingaretti - prosegue - a quando un piano serio ed efficace che genera una profonda riconfigurazione del rapporto ospedale territorio senza ridurre qualitativamente e drasticamente il livello delle cure? A quando lo sblocco del turn over del personale infermieristico? Al Direttore Generale Aldo Morrone. A quando l'effettiva attivazione del piano di sovraffollamento del pronto soccorso ancora sulla carta? A quando il reperimento di nuove risorse infermieristiche e di personale di supporto (oss) data da una riorganizzazione dei servizi ambulatoriali all'interno dell'azienda. A quando il recupero a proficuo lavoro di personale sanitario e tecnico non prescritto che opera al di fuori del settore assistenziale? Ed inoltre: Quanto si deve ancora aspettare per avere una sanità regionale degna di questo nome? Quante denunce gli operatori sanitari devono tollerare per colpa di un'organizzazione inefficace e inefficiente? Sarà dura dare per voi risposte certe come sarà dura per noi sindacalisti spiegare ai lavoratori come la realtà a volte supera la fantasia".
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Pubblicato Giovedì, 20 Febbraio 2014 13:51
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da Il sole 24 ore Sanità
Il lavoro rende disabili ogni anno circa 2mila donne: tante sono quelle che, tra le 250mila infortunate, subiscono una lesione grave che dà loro diritto a un vitalizio per inabilità permanente. I settori più a rischio sono l'agricoltura (15,4% degli infortuni) e la sanità (12,7%): è in quest'ultimo che si registra il più alto numero di incidenti per le donne. Le più colpite sono le infermiere che lavorano in ospedale.
I dati emergono da un rapporto dell'Anmil (Associazione nazionale mutilati
e invalidi del lavoro), realizzato con il supporto tecnico di Datamining e Interago, dal titolo "Tesori da scoprire: la condizione della donna infortunata nella società. Un'indagine sulle donne vittime del lavoro". La ricerca, presentata oggi a Roma, evidenzia che a livello generale la quota di straniere infortunate è pari al 15% del totale delle lavoratrici.
L'identikit
Alla data del 31 dicembre 2012 i "disabili da lavoro" rilevati dall'Inail sono circa 690mila, dei quali oltre 96mila donne. La componente maschile resta dunque fortissima (86%) rispetto a quella femminile, in netto contrasto con quanto si verifica per la disabilità in generale, dove le donne rappresentano i due terzi del totale.
Il 53,6% delle donne disabili ha limitazioni di natura motoria che possono riguardare gli arti inferiori o superiori ovvero la colonna vertebrale. Il 10% ha disabilità di natura psico-sensoriale, costituite prevalentemente da limitazioni nel sentire (ipoacusia o sordità), nel vedere (ipovedenti o ciechi), nel parlare o da problemi di natura psichica o mentale. Le disabili di natura cardio-respiratoria sono poco più di 4.600 (4,8%). Il restante 31,1%, circa 30mila disabili, rientra invece nella categoria denominata "altre e indeterminate", dove sono comprese tutte le varie tipologie di menomazione per le quali, precisa Inail, le informazioni presenti negli archivi gestionali non hanno consentito una attribuzione univoca o prevalente a una specifica delle tre disabilità definite.
Prevalgono le anziane: circa 66mila hanno più di 64 anni (68% del totale); molto numerosa anche la classe di età compresa tra i 50 e i 64 anni che conta circa 21mila donne disabili (22%). In pratica, più di due donne disabili su tre hanno almeno 65 anni e il 90% è ultracinquantenne. La stragrande maggioranza delle donne disabili da lavoro (circa 84.000, l'87,5%) è stata vittima di un infortunio, rispetto alle 12mila donne che hanno contratto una malattia professionale (12,5%).
In Umbria tasso record di donne disabili
Sul piano territoriale le donne disabili risultano distribuite in misura poco uniforme tra le grandi aree geografiche del Paese, con una decisa prevalenza nel Mezzogiorno (28,2% del totale nazionale) e al Centro (27,5%); sensibilmente più ridotta, invece, la presenza al Nord (22,8% nel Nord-Est e 21,4% nel Nord-Ovest). La composizione territoriale cambia però in misura significativa se, anziché i valori assoluti, si considerano i tassi di disabilità, espressi dal rapporto tra numero di donne disabili di una Regione e numero complessivo di donne residenti nella stessa Regione.
A fronte di un valore medio nazionale pari a 3,2 donne disabili da lavoro per ogni mille donne residenti si registra un valore pari a ben 7,9 per l'Umbria: in questa Regione la presenza di donne disabili da infortunio o malattia professionale è superiore di 2,5 volte rispetto alla media italiana. Molto elevato anche il tasso relativo alle Marche (6,7), alla Toscana (5,8) e all'Emilia Romagna (5,6). Sono queste, peraltro, le Regioni che presentano gli indici di frequenza infortunistica più elevati in assoluto.
Lo stress del percorso
Ben il 35% degli infortuni femminili di particolare gravità (grado di menomazione dal 16% al 100%) si verificano nel percorso casa-lavoro-casa. Vuol dire che ogni anno circa 500 lavoratrici diventano disabili a causa di questa particolare tipologia di infortunio. Per l'Anmil si tratta di un percorso in cui si concentrano tutti gli stress e le molteplici difficoltà di conciliazione lavoro-casa-famiglia della donna lavoratrice (come svegliare i figli, accudirli, portarli a scuola, svolgere altre incombenze prima di correre al lavoro o tornare a casa), con inevitabili riflessi negativi sul piano
della lucidità e quindi della sicurezza.
Grasso: «Dati preoccupanti»
Per il presidente del Senato, Piero Grasso, molti dei dati emersi dallo studio sono «preoccupanti». «Evidenziano - ha sottolineato alla presentazione dell'indagine - come ancora la donna continuino ad avere più problemi rispetto agli uomini sotto diversi profili, tra i quali quello dell'accesso al mercato del lavoro, quello della tutela della salute sui luoghi di lavoro, quello della conciliazione dei tempi di lavoro e di vita familiare». In futuro, per Grasso, occorrerà migliorare le leggi vigenti per prestare più attenzione alle differenze di genere sui luoghi di lavoro.
Dello stesso avviso Valeria Fedeli (Pd), vicepresidente del Senato:
«Dalla condizione delle donne emerge tutta la difficoltà dell'Italia di fronteggiare le disuguaglianze e rispettare quell'obbligo di impegnarsi per
ridurle che ci viene indicato dall'articolo 3 della Costituzione. Vorrei che alla battaglia contro la violenza maschile, alla sfida per una democrazia paritaria, alla difesa dei diritti e delle libertà delle donne, all'azione per valorizzare il capitale femminile nel lavoro e nelle imprese, si aggiunga un piano per garantire la salute e la sicurezza delle donne».
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Pubblicato Giovedì, 20 Febbraio 2014 13:50
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Dai dati OCSE 2011 emerge il quadro desolante dell'Italia riguardo al numero di infermieri per 1.000 abitanti.
Per adeguarci alla media OCSE ecco le cifre:
| |
Dato 2011 |
Secondo la media OCSE |
Differenza |
| Infermieri |
383.796 |
530.004 |
ne mancherebbero 146.208 |
| Medici |
249.772 |
194.944 |
ve ne sarebbero 54.828 in più |
L'adeguamento graduale alla media OCSE non sarebbe oneroso per il Paese in quanto il risparmio della riduzione del numero di medici compenserebbe il costo per l'assunzione degli infermieri, dato che costano un terzo in termini di stipendio, con un beneficio enorme per gli assistiti e la comunità
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Pubblicato Martedì, 18 Febbraio 2014 23:31
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Gentili colleghi la segreteria provinciale informa che mercoledì 19 febbraio il Segretario Nazionale del NurSind il Dott. Andrea Bottega alle ore 15.30 sara' ospite in studio su Rainews24 per una trasmissione sull'occupazione (o disoccupazione) infermieristica.
Alla Segreteria Provinciale fa piacere che tra tutti abbiano chiamato un infermiere, segretario nazionale di un sindacato di soli infermieri. Tutto ciò e segno che ormai gli infermieri stanno avendo sempre più visibilità ed importanza sociale. Il NurSind e molto orgoglioso di avere contribuito in modo fondamentale ad avere portato la questione infermieristica alla ribalta.
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Pubblicato Venerdì, 14 Febbraio 2014 13:16
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Modena 12/02/2014
Cari colleghi,
inviamo una lettera aperta a tutti voi per cercare di portarvi a conoscenza dello stato delle trattative in Ausl.
Premettiamo che alcuni membri del NurSind fanno parte della RSU dalle ultime elezioni del Marzo 2012, in questo periodo siamo riusciti a renderci conto di come si svolgano le trattative aziendali;
Praticamente l'azienda cala un accordo dall'alto e le sigle sindacali cercano di trattare una condizione migliorativa di quel testo, peccato però che negli anni si sia sempre trovata qualche sigla sindacale pronta a firmare accordi al ribasso pur di non calpestare i piedi alla delegazione trattante di parte aziendale.
E' il caso dell'accordo INAIL che è stato firmato in data 21/03/2007 che potete visionare sul nostro sito alla pagina http://www.nursindmodena.com/ccia-usl-modena/, nella sezione relativa gli accordi di comparto 2007; Proprio sulla questione INAIL nella seduta odierna un nostro RSU ha chiesto:
come mai si ritiene valido un accordo del 2007 visto che è stato sottoscritto da 10 persone, quando la maggioranza è di 27 RSU? (nel 2007 la maggioranza sarà stata leggermente inferiore a quella attuale ma 10 firme ci sembrano eccessivamente poche).
Avendo pagato l'accordo INAIL con circa 2 anni di ritardo, che fine hanno fatto gli interessi maturati dalle quote INAIL che sono rimaste accantonate? In quale fondo sono andati a finire?
Secondo noi questi soldi devono essere restituiti ai legittimi proprietari cioè tutti i lavoratori coinvolti nella pratica INAIL che hanno aspettato per anni prima che un accordo venisse applicato.
Perchè le grandi sigle in questi anni non hanno fatto applicare per gli anni 2011 - 2013 un accordo da loro firmato?
Nella precedente seduta congiunta Ausl-Policlinico abbiamo discusso del Piano per la prevenzione della corruzione, proprio per questo pretendiamo delle risposte in merito, visto che teoricamente il tavolo di trattativa aziendale potrebbe essere il luogo a piu' alto rischio di corruzione, in quanto si gestiscono i soldi del fondo comparto.
Ovviamente a queste nostre richieste come a tante altre non è mai stata data una risposta, perchè è consuetudine di questa delegazione trattante di parte aziendale non parlare, non sentire alcune affermazioni calunniose fatte da alcuni RSU che non avendo argomentazioni sfociano in insulti da querela, affermazioni omesse addirittura dalla sintesi dell'incontro; proprio per questo motivo è stato chiesto all'azienda di dotarsi di una strumentazione che permetta di audioregistrare le varie sedute in modo che vengano trascritti integralmente gli interventi delle varie sigle e RSU perchè spesso vengono trascritte frasi che travisano in maniera radicale gli interventi fatti.
Inoltre l'azienda non vede il malumore dei dipendenti tutti che devono sopperire alle carenze di organico senza che questi sforzi gli siano riconosciuti economicamente.E' per questo motivo che in segno di protesta un nostro RSU ha deciso di abbandonare la trattativa per la seduta odierna, in quanto rappresentando tutti quei lavoratori che lo hanno democraticamente eletto, pretende rispetto dal tavolo di delegazione di parte aziendale.
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Pubblicato Venerdì, 14 Febbraio 2014 13:13
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da http://www.abruzzo24ore.tv
"Riteniamo si tratti ancora di un caso di inadeguatezza nell'organizzazione del lavoro presso il Pronto Soccorso dell'Ospedale di Teramo, oltreche' di carenze organiche". E' quanto sostiene il Nursind, sindacato infermieri di Teramo, che dice la propria sul decesso del 73enne al pronto soccorso dopo 5 ore di attesa. "Le spese, purtroppo ed ancora una volta, le fa il paziente e naturalmente il personale - commenta il segretario, Giuseppe De Zolt. Speriamo di cuore che i risultati degli accertamenti sul paziente e sulla circostanza dimostrino si tratti solo di una triste, malaugurata, ma inevitabile morte, anziche' di un caso di malasanita' anche perche' non vorremmo che ancora una volta, alla fine, si tenti di scaricare le responsabilita' sull'anello piu' debole della catena: l'infermiere. Perche', qualora si dimostrasse una qualche responsabilita' del collega, sottolineiamo che da molto tempo persistono situazioni di carenze organiche, ma onestamente anche di disorganizzazione. L'infermiere in pronto soccorso, addetto al triage (all'accettazione e prima valutazione del paziente), oltre a vivere un pesante carico di lavoro vive un disagio professionale notevole. Questo grido di allarme piu' volte levato, e' rimasto fin qui inascoltato e l'infermiere continua a subirne le conseguenze, assieme ai pazienti. Abbiamo contestato dopo l'estate il provvedimento estemporaneo che il capodipartimento del Dea (dipartimento emergenza e accettazione) ha voluto adottare, imponendo che l'infermiere del territorio del 118 andasse a dare una mano in pronto soccorso nelle pause degli interventi, sottraendolo alla collaborazione in centrale operativa. Tristemente, ci permettiamo con rispetto anche di far rilevare che il modus operandi dei medici del pronto soccorso - prosegue De Zolt- sulla cui professionalita' non discutiamo, sono un evidente e rilevante fattore che incide per qualche ragione su tali situazioni inaccettabili per il paziente, ed e' indispensabile cercare di capire il perche' di lungaggini incredibili dal momento dell'accesso al pronto soccorso di cui, pero', sembra pagare le conseguenze solo o soprattutto - col paziente - l'infermiere del triage".
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Pubblicato Venerdì, 14 Febbraio 2014 13:10
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Riassunto:Costi tagliati, 90 dipendenti a casa
di Alessandra Ceschia
UDINE. Alla notizia della promozione sancita dalla Joint commission qualcuno all’ospedale Santa Maria della Misericordia ha alzato i calici. Molti però non erano in vena di brindare, vuoi perché erano già senza lavoro, vuoi perché stavano per perderlo.
PRECARI A TERRA
È nel nome di quelle persone che si leva la protesta del Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche. «Sono una novantina i lavoratori precari che in questi mesi hanno il contratto in scadenza – esordisce Afrim Caslli segretario amministrativo – per loro non ci sarà alcun rinnovo, vogliamo ricordare al direttore generale Mauro Delendi, all’apparato dirigenziale, alla politica e alla cittadinanza, il dramma che si sta consumando in questi giorni presso la gloriosa azienda udinese come del resto nelle altre aziende ospedaliere friulane».
LA SCURE
All’origine della drammatica situazione c’è la scure della politica regionale in materia sanitaria che ha imposto un taglio dell’1% del personale. La scure, come era prevedibile, cadrà sui contratti a termine nonostante con il decreto “salvaprecari” si sia tentata la via del prolungamento. A farne le spese sarà una marea di infermieri e personale di supporto con contratti a scadenza che, pur ricoprendo posizioni strategiche, perderanno il posto di lavoro.
GLI ESAMI
«I tanto sospirati esami per la valutazione sulla qualità ospedaliera Joint Commission – puntualizza il vicesegretario Nursind Stefano Giglio - sono stati ottenuti con lo sforzo fatto da tutto il personale infermieristico e di assistenza che in questo ultimo triennio e, in particolare, in questi ultimi mesi, si è sobbarcato il carico maggiore della riorganizzazione e l’aumento esponenziale delle attività specie di tipo amministrativo».
I COSTI
E c’è pure un lato meno piacevole che va tenuto in considerazione, come sottolinea Caslli. «La medaglia ottenuta non è proprio gratuita - eccepisce il segretario amministrativo – oltre all’aumento delle problematiche che la visita dei commissari ha comportato, c’è stato e ci sarà un consistente esborso economico, visto che costo medio di una visita ospedaliera completa è di 45.000 dollari per modeste strutture ospedaliere, mentre il Santa Maria è un’azienda ospedaliero universitaria, quindi una realtà più complessa.
Le valutazioni di tali commissioni – argomenta Caslli – non sono gratuite comportano ingenti costi che si affiancheranno alla marea economica che verrà elargita a ogni direttore di struttura e a cascata dirigenziale per ogni obiettivo raggiunto. Per chi ha realmente fatto il “lavoro sporco” una bella pacca sulla spalla e un sorriso molto confortante. Il cittadino - continua il segretario – deve però sapere che gli sforzi fatti in questi giorni fanno parte di un maquillage che scomparirà brevemente dopo l’ottenimento del bollino di certificazione, e presto ricominceremo ad attendere mesi anche per il solo cambio di una lampadina».
AZIENDE A DIETA
I tagli al bilancio imposti dalle politiche regionali infatti impongono scelte di lacrime e sangue alle aziende sanitarie, a quelle ospedaliere soprattutto. E una delle voci più colpite è quella del personale. «Da tempo non viene garantito il turn over – protesta Caslli – non si sostituisce il personale in malattia, non quello in maternità e nemmeno i pensionamenti. Il monte ore di straordinari continua ad aumentare tanto che la media è di 100-120 ore, ma c’è chi ne ha accumulate 300. Presto – conclude - ci troveremo a pretendere ulteriore lavoro da personale già esausto con le conseguenze che questo comporta, visto che quando si è stanchi è più facile sbagliare, nonostante le certificazioni».
IL CONCORSONE
Da qui la protesta del sindacato che chiede alla Regione interventi incisivi e urgenti. «In questi giorni la graduatoria del concorsone si è esaurita – aggiunge Giglio – il Nursind sottolinea la necessità di una seria e costruttiva presa di posizione per una riorganizzazione operativa che tenga conto del reale valore delle risorse umane e in particolare degli infermieri - fra i quali per la prima volta vi sono molti disoccupati - affinchè si possa mantenere in sicurezza ogni ambito».
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Pubblicato Venerdì, 14 Febbraio 2014 13:01
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Riassunto:Nonostante le denunce dei sindacati delle scorse settimane proseguono i disagi degli operatori dell’ospedale capitolino. Anaao e Nursind: “La Regione deve intervenire: la crisi dell’ospedale è così diffusa e avanzata che può essere risolta solo con interventi strutturali forti e razionali”.
da http://www.quotidianosanita.it/

05 FEB - Dopo le ammissioni della Direzione anche i Direttori di Dipartimento segnalano gravi rischi. I sindacati di medici e infermieri chiedono l’intervento della Regione e per manifestare il proprio disagio hanno organizzato per il 7 febbraio 2014 dalle ore 9 alle ore 13 un sit in presso l’Ospedale San Camillo, ingresso Gianicolense.
Segnali sempre più preoccupanti dal San Camillo Forlanini. Dopo l’intervento dei sindacati Nursind e Anaao che hanno denunciato la gravissima situazione del Pronto Soccorso e dopo l’ammissione da parte della Direzione aziendale di “….uno stabile e grave sovraffollamento del pronto soccorso che compromette in modo significativo la qualità e la sicurezza dell’assistenza..” un’altra voce molto autorevole conferma che gravi criticità sono presenti in molti reparti e l’ospedale è in ginocchio.
“I Direttori di tre importanti dipartimenti – si legge in una nota congiunta Anaao e Nursind - , medicina, medicina specialistica e trapianti d’organo, con una nota congiunta segnalano nei reparti di loro competenza “..una situazione di grave criticità che compromette l’assistenza ai pazienti con potenziale rischio per i pazienti stessi e per gli operatori sanitari..’”
“E tutto ciò – prosegue - si verifica mentre sono privi di efficacia i provvedimenti presi per arginare il sovraffollamento del Pronto soccorso ove sono stabilmente presenti circa 90 persone. Inoltre nei corridoi dei reparti sono allestiti posti letto in soprannumero e la penalizzazione delle attività chirurgiche e dei ricoveri programmati costringe sempre di più i cittadini a rivolgersi al privato. E per l’attività assistenziale istituzionale non si vedono interventi in deroga al blocco del turnover se non il ricorso al precariato, vietato dalle norme”.
“La Regione - specificano i sindacati - deve intervenire: la crisi dell’ospedale è così diffusa e avanzata che può essere risolta solo con interventi strutturali forti e razionali. Gli infermieri di Nursind e i medici dell’Anaao-Assomed uniti chiedono un incisivo intervento della Regione a sostegno di una sanità pubblica che consenta a tutti l’accesso alle cure garantendo anche la sicurezza e la dignità dei cittadini e degli operatori”.
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Pubblicato Venerdì, 14 Febbraio 2014 12:57
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da http://www.adnkronos.com/
Roma, 4 feb. (Adnkronos) - Rischio di rinvio a giudizio per otto persone tra medici e infermieri in servizio presso l'Ospedale San Giovanni di Roma, in seguito alla morte di un piccolo filippino Marcus De Vega. Nato prematuro e trasferito nel reparto di Neonatologia al bambino fu somministrato in vena latte anziché una soluzione fisiologica. A sollecitare il rinvio a giudizio di medici e infermieri è stato il procuratore aggiunto Leonardo Frisani e a decidere sull'istanza sarà il gup Costantino De Robbio. L'accusa di omicidio colposo è stata contestata all'infermiera che, addetta al controllo, alla pesatura e all'alimentazione dei neonati collegò l'alimentazione enterale al catetere venoso applicato al bambino. Questo determinò una gravissima insufficienza respiratoria terminale e il 29 giugno 2012 il bambino morì.
Per quanto riguarda gli altri imputati, al primario del reparto di Neonatologia, al direttore sanitario aziendale, e ai medici, che ebbero in cura il neonato si contesta il concorso in favoreggiamento per avere aiutato la Stanig ad eludere le investigazioni non dando notizie all'autorità giudiziaria di quanto era accaduto e restituendo la salma del bambino alla madre senza informarla che al neonato era stata somministrata l'alimentazione enterale per via endovenosa.
In tal modo alla madre stessa fu impedito l'accertamento autoptico. La stessa accusa è contestata anche all'infermiere caposala. L'accusa contestata poi è anche quella di omessa comunicazione di referto all'autorità giudiziaria non informata dell'accaduto e di frode processuale in particolare l'imputazione si riferisce al fatto che la salma del neonato fu avviata al normale circuito di seppellimento facendo passare il decesso come morte naturale.
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Pubblicato Venerdì, 14 Febbraio 2014 12:55
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Picariello(Nusind): "Auspichiamo che il governo regionale metta mano seriamente alla risoluzione delle problematiche che interessano il cittadino che usufruisce delle strutture sanitarie, senza tener conto di interessi politici o di lobby"
Al via, dalle 10 alle 12 di questa mattina, al San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona, il sit-in ed il flash mob di protesta del NurSind, sindacato delle professioni infermieristi che si mobilita per il diritto ad una dignitosa assistenza sanitaria. Promossa e sostenuta dagli infermieri del Nursind Salerno, l'iniziativa è finalizzata a mettere in risalto il fabbisogno assistenziale della persona malata, considerate le enormi difficoltà vissute dai cittadini. "Denunciamo anche la continua disapplicazione delle leggi in materia di sicurezza dei lavoratori e delle normative vigenti nell’azienda e in tutta la provincia di Salerno - ha spiegato il segretario provinciale del Nursind, Pasquale Picariello - Ci auspichiamo che il governo regionale metta mano seriamente alla risoluzione delle problematiche che interessano il cittadino che usufruisce delle strutture sanitarie, senza tener conto di interessi politici o di lobby".
La soluzione, secondo il sindacato, è rappresentata dal "metter fine alle innumerevoli e costose esternalizzazioni, utilizzando il personale attualmente incaricato che va stabilizzato, per imprimere un forte impulso all’occupazione e garantire al lavoratore sia una stabilità lavorativa che la dignità stessa: la sfida sta nell’erogazione appropriata ed uniforme dei livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio regionale, oltre a una necessaria revisione e ridistribuzione degli organici deputati all’assistenza", sottolineano i manifestanti.
Dicono "basta" ancora, "all'inadeguatezza degli organici infermieristici in tutte le aziende della provincia di Salerno", alle conseguenti carenze assistenziali ed all’assenza delle unità di supporto (O.S.S. e ausiliari ). "Lo scopo della manifestazione, che non sarà l’unica, è quello di scuotere l’opinione pubblica, portando all’attenzione della Regione Campania e a tutta la Politica Regionale e Territoriale, il disagio, non solo degli operatori sanitari, ma anche quello della popolazione, che subisce troppo spesso le lunghe liste d’attesa, perdendo la fiducia nel servizio pubblico e trovandosi costretta a rivolgersi al privato, aumentando spesso i costi della sanità", concludono da Nursind e dalla RSU Aziendale. "Auspichiamo che il Direttore Generale, il quale ha ereditato una situazione sicuramente non facile, incentivi la qualità dei servizi, in modo che integri ospedale e territorio, per valorizzare le professionalità dei lavoratori, dando un nuovo impulso, anche con l’aiuto di una risorsa indispensabile come gli infermieri", ha concluso Antonio D'Emilia, segretario della RSU Aziendale.
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Pubblicato Venerdì, 14 Febbraio 2014 12:36
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COMUNICATO
Si è svolto oggi il primo incontro del segretario provinciale di Nursind (il Sindacato delle Professioni infermieristiche) con Giovanni Migliore, nuovo commissario straordinario della ASP messinese. Tra i temi trattati la carenza di personale del Comparto, presso il Centro Cardiologico del Mediterraneo di Taormina e il continuo ritardo nel pagamento delle retribuzioni accessorie al personale sanitario – le somme dovute, ad esempio, per l’ importantissima attività svolta presso la neonata terapia del dolore del S. Vincenzo, o quelle della Produttività dello scorso anno, strumento quest’ultima di programmazione aziendale ed incentivo alla qualità-.
Migliore confermando che ha condiviso i provvedimenti d'urgenza presi dalla direzione sanitaria di Presidio negli ultimi tempi si è impegnato a risolvere i problemi di carenza di infermieri presso la Cardiochirurgia del nosocomio taorminese nei limiti degli obblighi aziendali della convenzione in essere con il Bambin Gesù. Particolare attenzione è stata posta dall'RSU Domenico Rotella al contenzioso avviato e possibile in futuro che potrebbe scaturire dal mancato pagamento delle spettanze e di altre in ritardo. In risposta a ciò il Dr. Migliore si è impegnato ad effettuare i pagamenti nei limiti di legge imposti alla P.A., ripudiando come mezzo primario di gestione aziendale il ricorso l’azione legale. Ha delegato al Dr. Conti, infine, - attuale direttore sanitario dell'Asp - ogni azione volta a risolvere l’ annoso problema della mancata fornitura di divise a norma di legge al personale dell'Automedica di Taormina. Il commento del segretario provinciale Alonge e dell’ RSU Rotella non può che essere positivo, stante la sensibilità del nuovo Manager dimostrata ai temi dell’ assistenza infermieristica, alla luce dei contenuti ed alla pragmaticità di questo incontro.
Un nuovo modo di intendere il rapporto con il sindacato?
Il segretario Provinciale
NurSind Messina
Dr. I. Alonge
L’RSU
NurSind Messina
D. Rotella
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Pubblicato Domenica, 02 Febbraio 2014 11:59
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http://www.acquavivanet.it/
Scritto da Saverio F. Iacobellis Mercoledì 29 Gennaio 2014 11:30
La crisi del Miulli influenza anche la vita dei suoi infermieri: l’ultima assemblea ha fatto emergere due punti di vista non troppo lontani. Il primo è quella di un’infermiera che ha parlato da “colomba” a nome della categoria e senza presentare il proprio nome e cognome. E senza tessera di sindacato. Il secondo è quello del sindacalista Nursind, Nicola Azzizzi; opinione da “falco”.
Falchi e colombe: ma stessi problemi e difficoltà. Stessa ricerca di dialogo. Stessa descrizione di una categoria che denuncia di restare anello debole e lontano dall’interesse dei media.
Un’opinione colomba resta meritevole di tutela, anche se sarebbe stato meglio esibirne il nome: “A parte che l’unione sindacale è fondamentale in questo momento, perché sono gli unici a poterci salvare e quindi anche noi lavoratori dovremmo dare a loro più credito. E lo dice una persona che non è mai stata iscritta ad un sindacato. Questo è il momento, forse, di dare credito ai sindacati solo se questi prometteranno di rimanere uniti come all’inizio di tutte queste discussioni. Perché l’interesse è comune. Non stiamo parlando di iscritti sindacali, qui stiamo parlando di persone che rischiano di perdere il posto di lavoro. Quindi il numero degli iscritti non deve fare la differenza per quello che poi è il dovere dei sindacati. Poi, il fatto che il datore di lavoro è venuto meno ad un contratto firmato non espone ciò, per forza, ad un esempio attività anti-sindacale. E non basta citare il datore di lavoro oggi per risolvere i nostri problemi. La palla deve tornare ai sindacati, ai dipendenti. E si discute in maniera più democratica. Si rivà a queste persone, che, come si dice, per la cassa hanno avrebbero perso il lume e a tutti si spiega che si può sbagliare e venirsi amichevolmente incontro… perché tutti devono volersi bene. Che poi tutto il resto viene da sé, perché sapremo dimostrare ai commissari se si mantengono o meno i patti. Ci vuole una soluzione democratica: perché tutti possono sbagliare. Come i sindacati. Anche i datori: che non sanno il peso della posizione economica dei loro dipendenti. Che non sanno e quindi poi l’impeto di una situazione del fatto che i creditori hanno incentivato questo 35,9% ed il resto ha spinto a fare scelte di un certo genere. Forse dobbiamo pensare in maniera propositiva, positiva, se ci vogliamo salvare. Anche in maniera di farci prendere in giro, ma non importa: l’importante è essere capaci di scendere a patti per il bene di tutti. Nessuno vuole uccidere nessuno, ma l’importante è salvarci. L’interesse comune è quello di salvare il lavoro e l’Ospedale Miulli che è nostro.”
Toni più diretti da Nicola Azzizzi, nome e cognome, infermiere “falco” e sindacalista Nursind: “Io sono un responsabile che parla a nome di chi è vessato tutti i giorni e non ce la fa più. E la parola sciopero viene dalle loro menti. Come loro rappresentante, è giusto: visto che io lavoro in un posto dove noi-categoria non avremmo tante possibilità di prendere posizioni. Anzi, mi devo scontrare contro i dipendenti di questo ospedale che non mi vogliono far venire all’assemblea. Ecco, questo è lo stato d’animo di chi è all’esaurimento. E quindi la parola sciopero se viene bocciata a me può stare bene, però il dott. Quatraro… Dottore, mi spiace per la rabbiatura che ha avuto, però voglio chiedergli: dopo la firma dell’accordo, un segretario regionale Cgil aveva detto che era spendibile. Non era vero? Ha usato questo termine. L’ha detto uno che mi sembrava abbastanza capace. - L’accordo è spendibile a patto che ci fosse la situazione dei pre-pensionamenti poi tutelata da una circolare, ecc. ecc. - Ci sono i testimoni. Quindi la differenza fra i sindacati la dobbiamo mettere da parte e per quanto mi riguarda potrebbe essere solo un problema locale.”
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Pubblicato Domenica, 02 Febbraio 2014 11:49
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da http://www.infooggi.it
29/01/2014, 12:56 a cura di Rocco Zaffino
MILANO, 29 GENNAIO 2014 - La Scrivente Organizzazione Sindacale NURSIND con il “Piano Aziendale per la gestione ed il controllo del sovraffollamento in pronto soccorso” presentato alle Organizzazioni Sindacali da parte della Direzione Sanitaria, coglie un nuovo cammino all’interno dell’organizzazione del Pronto Soccorso nosocomiale anche se con qualche punto discutibile ( es. la reiterata disponibilità dei posti letti in corridoio nelle Unita' Operative).
Questo passaggio obbligatorio avvia finalmente l’Atto sul Riordino del Pronto Soccorso, richiesto dalla Regione e a oggi mai presentato.
L’OS NURSIND NELLE MORE DELLA SPENDING REWIEW CHIEDE ALL’ON. NICOLA ZINGARETTI:
1. L’IMMEDIATO FINANZIAMENTO DEL PROGETTO NELLE PARTI RIGUARDANTI LA BOARDING AREA.
2. L’INSERIMENTO DI PERSONALE INFERMIERISTICO ATTRAVERSO IL RICORSO A PRESTAZIONI AGGIUNTIVE E/O PROGETTI EX ART. 15-OCTIES DECRETO LEGISLATIVO 30 DICEMBRE 1992, N. 502 COSI COME DA PIANO AZIENDALE SOPRACCITATO.
3. LO SBLOCCO DEL TURN-OVER CHE STA IMPONENDO A UN PERSONALE GRAVATO DA DECINE DI ANNI DI SERVIZIO L’IMPOSSIBILITÀ AD UN RICAMBIO GENERAZIONALE, PUNTO NODALE IN UNA PROFESSIONE USURANTE COME QUELLA DELL’INFERMIERE.
Inoltre,
L’O.S.NURSIND seguirà di pari passo il percorso della proposta fatta dall’Azienda riscontrando cosi la reale volontà politica della Regione Lazio nel risolvere i veri problemi presenti nella sanità romana e laziale ed eventualmente si riserba di intraprendere azioni tali da coinvolgere i colleghi Infermieri del Pronto Soccorso, i medici, la RSU e la cittadinanza tutta.
Notizia segnalata da (Stefano Barone)
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Pubblicato Domenica, 02 Febbraio 2014 11:48
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Dalla Repubblica di Milano del 21 gennaio 2014
Trivulzio, licenziata l'infermiera che falsificò la scheda della paziente
Per il caso della larve sospesi anche una sanitaria e un medico
LICENZIATA l'infermiera accusata di avere falsificato una scheda di medicazione, sospesa per sei mesi una collega per non avere registrato correttamente le prestazioni nei confronti della paziente e sospeso per tre giorni anche il medico di turno nel reparto di riabilitazione.
Sono le nuove punizioni decise dal direttore generale del Pio Albergo Trivulzio sul caso dell'anziana dimessa lo scorso 27 agosto con infezioni da larva di mosca alle piaghe da decubito di una gamba.
La donna, trasferita in una casa di riposo di Bergamo, è poi morta una settimana dopo la dimissione.
La direzione del Pat ha preso la decisione di licenziare l'infermiera a seguito della relazione composta dalla commissione disciplinare dell'ente, che negli scorsi due mesi ha passato al vaglio tutta la documentazione clinica relativa all'anziana.
Altri tre infermieri del reparto sono stati sospesi, per periodi compresi fra uno e tre mesi, mentre il medico che ai tempi del fatto era primario del reparto è tato raggiunto da una censura scritta, senza però avere conseguenze sullo stato di servizio e sullo stipendio.
La pene pesanti per gli infermieri, in confronto a quelle assai più blande che hanno colpito i medici, indignano i sindacati dei lavoratori del Pat. «Come temevamo si è deciso di scaricare tutte le responsabilità sul personale infermieristico, graziando invece i medici e la struttura organizzativa dell'ente - dice Piero Lagrassa, coordinatore della rappresentanza sindacale del Trivulzio - è evidente che ci sono state pesantissime responsabilità mediche, di cui non si è tenuto conto. Si è voluto colpire i più deboli».
Chiusa l'indagine interna al Trivulzio, proseguono quelle aperte parallelamente da Asl e Regione per valutare le eventuali responsabilità dei vertici della struttura. E anche la Procura della Repubblica viene costantemente informata dal Trivulzio sugli esiti dell'indagine interna.
A pesare sul caso dell'infermiera licenziata è stato il fatto che risultano sue firme sulla scheda di medicazione della paziente in giorni in cui la lavoratrice era in realtà di riposo. Nei confronti della donna vi è quindi il sospetto di avere compilato le schede stesse successivamente
al suo ritorno al lavoro. Tutti gli altri infermieri coinvolti sono invece accusati a vario titolo di non avere gestito correttamente la cartella di medicazione della paziente, omettendo di registrare prestazioni svolte o al contrario segnalando in cartella circostanze non corrispondenti alle reali condizioni della donna.
La sospensione del medico dipende invece da irregolarità nella gestione della cartella clinica della paziente.«Su questa vicenda andremo fino in fondo - dice Lagrassa - abbiamo già contattato
l'assessorato regionale ai Servizi sociali e ci rivolgeremo ai nostri legali».
Gli infermieri sostengono infatti che all'origine del gravissimo episodio dell'infezione da larve vi sarebbero mancanze strutturali nella gestione dei pazienti e nel sistema dei ricoveri al Trivulzio. Proprio per "inappropriatezze sui ricoveri" la Asl lo scorso dicembre ha mosso contestazioni alla casa di riposo.
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Pubblicato Domenica, 02 Febbraio 2014 11:46
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Sorgente:La Stampa cronaca di Savona
Allarme al Santa Maria Misericordia - Il Sindacato degli Infermieri "In questa situazione i pazienti sono ad alto rischio"
Posto di Primo Intervento più che mai sotto pressione nelle ultime settimane di maltempo, con uno sparuto nugolo di medici ed infermieri costretti a compiere veri e propri salti mortali per far fronte ad un numero di pazienti che in alcune giornate è stato addirittura superiore a quando quello del Santa Maria della Misericordia era considerato un vero e proprio Pronto Soccorso anche dall'ASL e non solo dai cittadini.
Un sovraccarico di lavoro che pesa sulle spalle degli infermieri e dei medici rimasti.
Il numero sempre crescente dei pazienti con problemi piuttosto seri (codici gialli e rossi) costringe a lavorare in condizioni di emergenza, con attrezzature inadeguate e insufficienti.
E con maggiori possibilità di sbagliare.
A denunciare la situazione è il NurSind, il sindacato infermieristico nazionale tramite la Segretaria Provinciale Cristina Folliero; "siamo sotto organico, lavoriamo male e per questo sono già avvenuti fra il personale tre infortuni in due mesi - tuona la Folliero _ sempre più spesso il personale presente non riesce a gestire gli accessi e per questo motivo viene chiamato con urgenza il medico reperibile.
La situazione è drammatica.
I Dirigenti non capiscono che le persone della zona continuano a portare qui pazienti anche gravi, nonostante noi siamo solo un Punto di Primo Intervento.
In tabti sono andati al Pronto Soccorso del Santa Corona, ma hanno avuto esperienze spiacevoli e affrontato lunghe attese per picchi di accessi che hanno causato la paralisi delle attività e problemi ai mezzi di soccorso in arrivo".
E poi chi vive da queste partio e si trova per le mani un congiunto in gravi condizioni preferisce rivolgersi all'ospedale più vicino anzichè raggiungere Pietra Ligure, "un episodio emblematico è accaduto negli anni scorsi quando è arrivata una signora in codice verde con delle escoriazioni dovute ad una caduta accidentale - conferma la sindacalista - dieci minuti dopo essere arrivata all'ospedale, la paziente ha avuto dolori all'addome ed è diventata un codice rosso è stata operata d'urgenza a causa di una lesione al fegato dovuta alla caduta.
L'abbiamo salvata per un soffio.
Se questo episodio accadesse ora, privi di sala operatoria e con l'organico ridotto all'osso, per la paziente non ci sarebbero possibilità di salvezza".
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Pubblicato Domenica, 02 Febbraio 2014 11:45
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Sorgente:La Stampa cronaca di Imperia e Sanremo
Riassunto:Il parcheggio dell'Opsedale di Imperia si è allagato a causa di canalizzazioni sbagliate, sindacati all'attacco.
Rischia di essere inaccessibile ai mezzi antincendio, i dubbi sulla sicurezza
di Diego Marrese
Dopo il black-out, gli allagamenti.
Non c'è pace per il posteggio interno dell'Ospedale di imperia.
durante le vacanze dui Natale, la mancanza di corrente che ha tenuto abbassate le sbarre di ingresso e di uscita al presidio in piena notte, bloccando un'ambulanza e l'automedica; ora è la volta del maltempo. Tutto nasce dal nuovo spiazzo per gli scooter e dal posteggio sopraelevato realizzato dall'associazione temporanea di Impresa Aipa-Vitruvio.
Secondo una segnalazione interna aal'azienda, datata inizio dicembre, l'acqua piovana delle due nuove arre di sosta sarebbe stata canalizzata in un unico tubo e convogliata lungo la scarpata che confina con Via Privata Gazzano, proprio nei pressi delle palazzine dove è crollato il muro.
"Pretendiamo che l'area sia sicura, ma visti i fatti abbiamo qualche dubbio" dice Nico Zanchi (Cisl-Fp). E aggiunge "la zona dell'ospedale è da anni al centro di segnalazioni perchè la continua cementificazione ha portato anche a deviare un compluvio.
Chi può garantire che la struttura costrutita a monte del muro non incida nel tempo sui carichi sostenuti dal terreno sottostante?".
La Cisl non è l'unica sigla sindacale che si è mossa. il NurSind, con un dossier del Segretario Provinciale, Mauro Ferrero, ha depositato una lunga lettera in Procura, ponendo l'accento sullìincopatibilità tra le nuove opere per i parcheggi e il piano di sicurezza ospedaliero oltre al rischio che , all'interno del nuovo park, i mezzi antincendio non possano entrare.
La doviziosa ricostruzione del NurSind è l'ennesimo atto del braccio di ferro tra sindacati e Asl per il posteggio a pagamento
La Segnalazione inviata in procura:
Ill.mo Procuratore della Repubblica
Via XXV Aprile, 67 Imperia
oggetto: segnalazione problematiche sicurezza parcheggio interno Ospedale Civile di Imperia
Gent.mo Procuratore, NurSind Sindacato di categoria rappresentante le Professioni Infermieristiche, con questa nota vuole rappresentarLe alcune perplessità in merito alla gestione dei parcheggi interni dell'Ospedale Civile di Imperia, lasciando a Lei le doverose valutazioni in merito a possibili interventi di sua competenza.
Con Delibera del Direttore Generale Dott. A. Rossi n° 389 del 28 maggio 2009 è stata approvata la “Concessione futura per la gestione dei parcheggi degli stabilimenti ospedalieri di Imperia e Bordighera”.
Con successiva Delibera del Direttore Generale Dott. A. Rossi n° 311 del 01 aprile 2010 è stato approvato il Capitolato per la concessione di “ Servizio di gestione parcheggio interno del Presidio Ospedaliero di Imperia”.
Con ulteriore Delibera del Direttore Generale Dott. A. Rossi n° 862 del 01 dicembre 2010 si affidava la “Concessione del servizio di gestione parcheggio interno dello stabilimento Ospedaliero di Imperia”.
Con Delibera del Direttore Generale Prof. M. Cotelessa n° 433 del 30 maggio 2013 si approva il Progetto esecutivo per la Concessione del servizio di gestione del parcheggio interno del Presidio Ospedaliero di Imperia.
Con Delibera del Direttore Generale Prof. M. Cotelessa n° 434 del 30 maggio 2013 si formalizzano le proposte migliorative formulata dal Concessionario inerenti nella messa a disposizione di 54 stalli a prezzo agevolato per i dipendenti, approvate con successiva Delibera del Direttore Generale Prof. M. Cotelessa n° 802 del 24 ottobre 2013.
Vogliamo tralasciare il nostro disappunto, sia come parte sindacale, sia come lavoratori, dovuto alla perdita della possibilità di accedere gratuitamente alle aree summenzionate dovendoci sobbarcare a fronte di quanto deliberato, costi aggiuntivi per circa 70 – 90 euro mensili che rappresentano per alcuni colleghi il 6 – 8% dello stipendio.
Come Infermieri, legati al Codice Deontologico che configura la nostra professionalità, non possiamo esimerci dal segnalare ciò che può risultare potenzialmente dannoso sia per l'utenza, sia per noi lavoratori.
Ciò che segnaliamo alla S.V. è già stato oggetto di invio di comunicazioni tramite Posta elettronica Certificata al Comandante VV.FF. di Imperia, al Sig. Sindaco di Imperia in quanto autorità sanitaria e responsabile degli uffici comunali che in data 25 settembre 2012 hanno dato l'autorizzazione paesaggistica, all'Assessore Comunale all'Ambiente, all'Assessore Comunale ai Lavori Pubblici, al Presidente della Provincia, all'Assessore Provinciale alla Difesa del territorio, all'Assessore Provinciale all'Ambiente, all'Assessore Provinciale all'Urbanistica e al Presidente della II° Commissione Consiliare Provinciale in data 08 settembre 2013.
Dopo sollecito sempre inviato tramite Posta elettronica Certificata il Comandante VV.FF., con nota prot. 13748 del 14 novembre 2013 pratica 3123, comunicava che in data 12 settembre 2013 era stato effettuato un sopralluogo e che le risultanze erano state inviate all'ASL 1 Imperiese, all'Amministrazione Provinciale di Imperia e al Comune di Imperia non fornendo alla nostra O.S. alcuna notizia in merito alle nostre richieste.
Successivamente in data 16 dicembre 2013 il Comando Vigili Urbani del Comune di Imperia con nota prot. 10632 comunicava che la segnalazione in merito alla situazione parcheggi dell'Ospedale Civile di Imperia non era di competenza comunale in quanto il terreno era di proprietà ASL.
Ciò che chiediamo è la garanzia di sicurezza in quanto alla O.S. scrivente risulta che le opere di sopraelevazione del parcheggio ospedaliero come da capitolato gravano su terreno nelle immediate prospicenze di Via Privata Gazzano che risulta chiusa dal 10 maggio 2012 dal Settore lavori pubblici del Comune di Imperia per dissesto idrogeologico.
La struttura di sopraelevazione del parcheggio impedirebbe il passaggio di mezzi antincendio che per necessità dovessero accedere alla porzione di parcheggio più a monte ove oltre alle vetture accoglie i serbatoi dei gas medicali e vuoto sanitario serviti anche da gruppo elettrogeno.
Cosa ben più grave e che ci ha portato alla decisione di porre in essere questa segnalazione è l'impossibilità, in caso di evacuazione del Presidio Ospedaliero, di individuare idonei punti di raccolta dei degenti in quanto l'unica porzione libera da parcheggi risulta essere adiacente alle cucine, alla centrale termica e al deposito rifiuti speciali ed usata come accesso secondario dalle ambulanze per il trasporto dell'utenza.
Al momento, sia da fonti informatiche (Intranet aziendale), sia in risposta a nostra lettera
Prot. 29/13 del 04 ottobre 2013 sappiamo solamente che i Piani aziendali di evacuazione Stabilimenti Ospedalieri e Presidi Territoriali sono stati deliberati e sono conservati presso il Servizio Prevenzione e Protezione Aziendale e presso le Direzioni di Presidio come da risposta a firma del Direttore Generale Prot. 36930 del 11 ottobre 2013.
Noi riteniamo che l'utilizzo di tutti gli spazi ad uso parcheggio implica necessariamente la soppressione dei punti raccolta in caso di evacuazione dello stabile ospedaliero costringendo necessariamente gli operatori e gli utenti a concentrarsi nelle vie adiacenti, creando così un potenziale pericolo ed impaccio in caso di emergenza.
A parziale conferma delle nostre preoccupazioni siamo stati costretti ad inviare lettera ns prot.38/13 del 23 dicembre 2013 dove chiedevamo l'interessamento dell'ASL 1 Imperiese in quanto non notando la costituzione di una via preferenziale di uscita per i mezzi di soccorso (AUTOMEDICA 118), ci siamo posti il dubbio sui possibili rallentamenti in uscita dalla sede attuale causati delle necessarie fermate dell'utenza per inserimento dei ticket parcheggio nella macchina obliteratrice creando così un ostacolo ad un rapido soccorso; ad oggi non è ancora giunta alla scrivente Segreteria alcuna risposta.
Inoltre, chiedendo sempre a garanzia della sicurezza dell'utenza e dei lavoratori impegnati abbiamo chiesto con nota nostro prot. 37/13 del 19 dicembre 2013, lumi sull'esistenza di stalli riservati al personale sanitario in pronta disponibilità che muovendosi in urgenza ha necessità di pervenire nel tempo più rapido ai servizi di urgenza che ne richiedono l'intervento; anche per questo quesito siamo in attesa di una risposta.
Per questi motivi chiediamo l'attenzione della S.V. mettendoci a completa disposizione per ogni evenienza, cogliamo l'occasione per porgere i nostri saluti.
Si allegano:
copie delibere copie lettere in uscita ed arrivo cartina dell'Ospedale di Imperia stampa videata intranet aziendale foto esplicative
Il Segretario Provinciale NurSind Imperia
Mauro Ferrero
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Pubblicato Domenica, 02 Febbraio 2014 11:39
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Il NurSind di Modena, sindacato degli infermieri: Interinali in corsia, un numero destinato ad aumentare. Per la gioia di agenzie e cooperative.
Il Nursind, sindacato degli infermieri, dopo la grave vicenda del falso infermiere che lavorava presso la casa protetta di Vignola pone l'accento sulle agenzie interinali e sulle cooperative che utilizzano infermieri all'interno delle strutture private, nelle cliniche convenzionate e nelle aziende sanitarie locali.
“La sanità è un business e così anche il mercato del lavoro, si stima un giro d’affari per le agenzie interinali di circa 300 milioni di euro l’anno. Un paradiso per le cooperative di lavoro.
Le case protette rincorrono sempre più le agenzie interinali o appaltano alle cooperative interi reparti e gran parte dei servizi sanitari.
Prassi, quest’ultima, molto in voga anche nelle cliniche private, che potrebbero assumere chiunque, ma preferiscono risparmiare.
L’escamotage è semplice: le cooperative applicano ai proprio dipendenti il contratto di lavoro di “cooperazione sociale” e non quello previsto per il personale sanitario.
Una concorrenza sleale, a cui si potrebbe porre rimedio. “Basterebbe imporre anche a loro l’applicazione del contratto di lavoro previsto per la sanità”.
Così, a fine mese, l’infermiere si ritrova nella busta paga uno stipendio di norma inferiore rispetto ai colleghi, mentre lo sfruttamento cresce: ci sono cooperative che di giorno mandano l’infermiere in una clinica e di notte in un’altra.
Il lavoro notturno viene retribuito molto poco rispetto a quanto stabilito dal contratto nazionale.
Lo straordinario invece non viene pagato, ed il dipendente di solito accetta che questo accada perché dietro la porta vi sono centinaia di infermieri che attendono il suo posto di lavoro. Tutto questo a scapito della qualità del servizio.
Finora le aziende sanitarie e le strutture accreditate sono ricorse alle cooperative solo per coprire buchi nell’organico anche a causa della spending review che blocca le assunzioni di personale nel pubblico impiego.
A Modena per effetto del Piano Attuativo Locale (Pal) 2011-2013, a seguito di un lungo percorso iniziato dalla Regione Emilia-Romagna già dal 2005 (LR n. 20\2005 art. 39), si è avviato il sistema dell’accreditamento dei servizi sociali e socio sanitari, che consiste in un processo di selezione dei soggetti che erogano servizi sociali in ambito locale. Gradualmente i servizi territoriali per gli anziani e i disabili della provincia di Modena saranno dati totalmente in gestione alle ASP o Coop sociali.
Ciò ci preoccupa molto il NurSind e' la rimodulazione dei ruoli delle strutture ospedaliere e l’accreditamento dei servizi socio sanitari, questa potrebbe avere delle ricadute dirette sulle dotazioni infermieristiche ma anche sulla qualità dell’assistenza. Per questo vigilera' sulle situazioni che penalizzeranno la nostra categoria nell’interesse dei lavoratori esercenti la professione, in tutte le sedi che riterremo utili allo scopo di offrire un servizio sanitario all'avanguardia.
Segreteria NurSind Modena
Via Emilia Est 351/a 41122 Modena
Tel 059/4735370 fax 059/4735369
CELL. 388/1227636
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Pubblicato Martedì, 21 Gennaio 2014 13:45
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(AGENPARL) - Roma, 20 gen - Dopo accuse di montare una serie televisiva tipo “E.R. all’amatriciana “ nel pronto soccorso dell’Ospedale San Camillo Forlanini e sfruttare il tutto per mere logiche politico-pubblicitarie siamo arrivati alla verità. Una verità a dire il vero molto triste per coloro che in maniera incauta e superficiale hanno accusato il collega Infermiere (che stava lavorando chinato a terra) e il paziente soccorso (che di certo non fa l’attore) di “fare una strumentalizzazione con foto preparate ad arte“…….. Una situazione che era non chiara solo ai nostri Cari Amministratori, tanto non chiara da far aprire un fascicolo in Procura verso colui o colei che ha segnalato il tutto con foto vere, non modificate e soprattutto non discutibili.
L’O.S. NURSIND con questo comunicato vuole ringraziare il Sig. Giancarlo Marchesi ovvero chi secondo alcuni ha tentato di fare maldestramente l’attore, i soggetti Civili e Politici che hanno visto in questo episodio, la parodia della Sanità Laziale denunciandolo nei luoghi opportuni e, non per ultimo, il fotografo o la fotografa che ha tirato fuori un’immagine che ha evidenziato una situazione nei Pronto Soccorsi denunciata da anni ma mai considerata a nessun livello sia qui sia in Regione. Per questo diciamo GRAZIE a tutti coloro che come noi desiderano e auspicano una sanità efficace ed efficiente e NON il contrario. Anche per questo l’O.S. NURSIND annuncia di proseguire l’occupazione al San Camillo Forlanini assieme alla RSU Aziendale.